La pandemia e il conseguente lockdown rischiano di riportare l’economia campana ai livelli peggiori della crisi economica iniziata nel 2007 e proseguita fino al 2013. E’ quanto emerge dall’ultimo Rapporto della Banca d’Italia, presentato a Napoli il 26 giugno scorso. “Il parziale recupero dai livelli di attività del 2007 – evidenzia Bankitalia – rischia di essere compromesso in misura significativa dalla più grave pandemia dell’ultimo secolo. Le misure di contenimento e la diffusione globale del virus hanno iniziato a produrre i primi effetti sull’economia campana già nel primo trimestre dell’anno in corso. Le esportazioni, pur continuando a crescere a ritmi elevati, sostenute dal favorevole andamento del comparto agro-alimentare, hanno rallentato. Il movimento di merci e passeggeri si è drasticamente ridotto. L’occupazione, già in calo nel 2019, si è ulteriormente contratta nel primo trimestre del 2020, con effetti verosimilmente sfavorevoli sulle prospettive dei consumi privati”. Questi i principali problemi rilevati dall’indagine.
Duro colpo all’industria
Lo stop imposto dal Coronavirus rischia di compromettere l’ottimo lavoro realizzato dalle imprese campane. Che, secondo Banca d’Italia, “mostravano alla vigilia della pandemia condizioni finanziarie decisamente più solide rispetto a quelle della crisi finanziaria globale del 2008. La crisi pandemica ha cionondimeno sottoposto le imprese a uno stress finanziario rilevante, specie quelle la cui attività è stata sospesa, nonostante l’alto livello di liquidità disponibile all’inizio del 2020 e il ricorso alle misure governative di moratoria e di accesso a periodi aggiuntivi di cassa integrazione guadagni”.
Mercato del lavoro, quante fragilità
La struttura occupazionale campana, secondo quanto emerge dall’indagine di Bankitalia, rende il mercato del lavoro regionale particolarmente esposto agli impatti di shock avversi: nel 2019 una quota rilevante di lavoratori era impiegata nel comparto di commercio, alberghi e ristoranti, maggiormente colpito dalle restrizioni alla mobilità e ancora soggetto a limitazioni, e faceva parte di categorie più a rischio dal punto di vista della stabilità del rapporto di lavoro, come i lavoratori autonomi e i dipendenti con contratti a termine. In presenza di una diffusione relativamente ampia del lavoro irregolare, è inoltre significativa la quota di residenti che non possono accedere agli ammortizzatori sociali e per i quali occorrono specifiche misure di sostegno al reddito, rese ancor più necessarie dall’emergenza sanitaria che ha acuito il rischio di povertà.
Il credito rallenta
La flessione dei prestiti bancari alle imprese registrata nel 2019 si è accentuata nel primo trimestre dell’anno in corso, parzialmente interessato dalla pandemia di Covid-19, a fronte di un tasso di deterioramento del credito stabile. L’analisi di indicatori più granulari dell’andamento della qualità del credito indica che, nella fase di avvio dell’attuale crisi, l’impatto sulla rischiosità del credito è stato limitato rispetto a quanto rilevato all’avvio di altri episodi di crisi dello scorso decennio e, in particolare, rispetto a quello della crisi finanziaria globale.
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