L’auto elettrica targata California è ferma ai box. La Tesla, azienda americana specializzata nella produzione di settore, che “attraversa un periodo assai difficile” . Ne parla l’ultima newsletter di lavoce.info (numero del 4 aprile 2018) in una nota di Antonio Sileo, docente in materie energetiche e ambientali che svolge attività di ricerca alla Bocconi. “La società ha corso molto in borsa – si legge nel sommario dell’articolo – ma la produzione è rimasta al palo e la narrazione carica di promesse sembra essersi scontrata con la dura realtà”.

La società californiana famosa per le auto elettriche premium, produce anche pannelli fotovoltaici e sistemi di accumulo di energia. Nel 2010 ha rilevato lo stabilimento di Fremont, già di General Motors e Toyota e sembrava proiettata a sorti magnifiche e progressive. “Per un certo periodo – racconta Sileo – le vetture Tesla hanno “spopolato”, anche grazie a incentivi non solo monetari, come l’utilizzo delle corsie preferenziali… le sue vetture tutte elettriche sono ritenute velocissime, anche più di quelle a benzina”.

START e SOCIAL

Ma la reputazione delle vetture elettriche è più che altro frutto di un’accorta regia mediatica, ossia di una narrazione positiva che non sempre si raccorda perfettamente con la realtà. Una fortuna che si basa su “brevi filmati, divenuti virali su social … in cui le Tesla sfidano e battono in gare di accelerazione… non solo Audi, Bmw o Mercedes, ma addirittura Porsche e Ferrari”. Le prestazioni sono attestata da filmati di pochi secondi, mentre “nei secondi successivi – rimarca l’articolo – il non ancora vecchio motore a scoppio recupera, così come non c’è confronto in un giro in pista”.

INCIDENTE DI PERCORSO

E non basta. Tesla ha puntato anche sulla guida autonoma, che è parso un sicuro orizzonte dell’industria automobilistica. Risultato? Per un certo periodo “… Nonostante l’azienda fosse lontana dal generare utili con due soli modelli in listino, poco più 50 mila vetture prodotte nel 2015, il titolo ha continuato a crescere…”. Fino a qualche settimana orsono quando “…il titolo ha perso più di un quarto del suo valore, Moody’s ha declassato il titolo e ancor di più il debito proprio per le difficoltà produttive sulla Model 3”. I guai sono cominciati quando sono state infatti richiamate 123 mila Model S, cioè tutte quelle prodotte prima di aprile 2016, per problemi di corrosione ai bulloni del servosterzo. “… E l’azienda è poi finita sotto inchiesta per un incidente mortale occorso quando sulla vettura era attivo il sistema Autopilot…”, quando in Arizona un veicolo della flotta Uber ha investito e ucciso una donna in bicicletta. Più recente l’episodio della morte del guidatore di una Tesla Model X che si è schiantata contro una barriera di una delle principali arterie autostradali in California.

Sileo continua con altri approfondimenti che riguardano la capacità di produrre utili e i vantaggi innovativi della gamma Tecla. E conclude evidenziando la riluttanza, tuttora avvertita dai produttori storici, che “non paiono affatto convinti di puntare tutto sull’auto elettrica”, pur rammentando che “… il Gruppo Volkswagen ha destinato 20 miliardi per produrre vari modelli elettrificati nel piano industriale 2018-2022… mentre 90 sono i miliardi investiti su auto benzina e diesel”.

Per leggere l’intero articolo:

 

http://www.lavoce.info/archives/52284/testacoda-per-tesla/

 

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