Destò molto clamore, nel 2015, la scoperta della falsificazione delle emissioni di vetture muniti di motore diesel venduti negli Stati Uniti d’America e in Europa. Ai test di omologazione i veicoli coinvolti registravano emissioni in linea con le prescrizioni legali statunitense, grazie alla modifica al software della centralina i test di omologazione. E’ di ieri invece la notizia di un nuovo “dieselgate” (scandalo delle emissioni) che ha coinvolto di nuovo alcune case automobilistiche tedesche. Ne parla Gian Enrico Rusconi, editorialista de La Stampa, nel suo articolo del 31 gennaio (pagine 1-23). Lo storico, politologo e filosofo italiano parte dallo choc dovuto a esperimenti condotti anche su uomini, oltre che cavie animali, allo scopo di studiare gli effetti delle emissioni alle emissioni di gas di scarico. “E’ tempo di una riflessione di carattere generale”, avverte Rusconi. Ecco in sintesi il suo pensiero:
• E’ diventato più fragile l’equilibrio tra principi di etica inviolabili ed esigenze di sperimentazione scientifica
• E’ diventato inefficace il rapporto tra le istituzioni che dovrebbero governare insieme questo equilibrio: Comitati etici, Istituti di ricerca, Enti committenti.
• Dai colossi automobilisti ci aspetteremmo piuttosto un generoso piano di analisi da cui trarre ragionevoli informazioni di prevenzione e cautela verso le conseguenze della «normale esposizione» quotidiana ai gas tossici.
“L’opinione pubblica è profondamente turbata – conclude Rusconi – e la cancelliera Merkel ha espresso un fermo intervento di condanna. Ma finché saranno usati i carburanti esistenti, comunque manipolati, l’inquinamento non sarà azzerato. Quello che serve è passare alla scelta, “ormai non più utopica”, dell’utilizzo dei veicoli a energia alternativa.

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