Ridurre le importazioni del petrolio è un obiettivo da perseguire non solo per allentare il peso dell’inquinamento sull’ambiente e i conseguenti cambiamenti climatici, ma anche è perché ciò rende l’Italia dipendente da Paesi che con la democrazia non vanno d’accordo. E’ il succo del ragionamento che Giorgio Arfaras propone su la Stampa del 16 maggio. L’articolo ha un titolo poco equivocabile: “Dipendenza energetica, come liberarsene”.

Ma quali sono i Paesi ai quali l’Italia rischia di legarsi a doppio filo, se non affronta il problema con consumi più efficienti, aumento della produzione nazionale o maggiore ricordo alle energie da fonte rinnovabile? “Il petrolio scrive Arfaras -viene prodotto ed esportato soprattutto dagli Stati falliti (Nigeria, Libia, Venezuela), dalle autocrazie pure (i Paesi della Penisola Arabica), e dalle autocrazie combinate con le elezioni (Russia, Iran). “A meno che la sua scoperta non avvenga in Paesi già democratici, come nel caso degli Stati Uniti, Gran Bretagna, Norvegia, consegna il potere economico in poche mani, potere che viene poi usato per acquisire direttamente il consenso, senza bisogno di ricorrere alle complessità della democrazia”.

 

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