Appare sul Mattino di martedì 20 novembre (pagine 1-46) un interessante articolo, a firma di Davide Tabarelli, a cavallo tra tematica energetica ed economica. Il pezzo si apre con la seguente considerazione: “Siamo già nel baratro, altro che sull’orlo”. L’autore si riferisce alla vicenda dello smaltimento dei rifiuti, una materia su cui, per l’appunto, l’Italia è già ben oltre l’orlo (del baratro). Nel nostro Paese si discute da anni sull’amletico dubbio: i termovalorizzatori servono oppure no? “Sono passati 20 anni dall’inaugurazione dell’impianto di Brescia – afferma Tabarelli – che milioni di italiani hanno visto passandoci di fianco sull’A4. Dista dal centro cittadino meno di 2 chilometri e fornisce attraverso il teleriscaldamento calore al 70% dei quasi 200 mila abitanti, oltre che ad ospedali, centri commerciali, industrie e scuole…”. Un impianto che nel 2006 ha avuto il riconoscimento come “migliore impianto al mondo per recupero energetico da rifiuti”, che riceve circa 700 mila tonnellate anno di scarti, di cui quasi 300 mila rifiuti urbani “e produce mezzo miliardo di chilowattora all’anno di elettricità, il consumo di 200 mila famiglie”. E senza conseguenze catastrofiche per i cittadini di Brescia che anzi quanto ad “aspettative di vita, l’unico indicatore certo della salute di un territorio, sono fra le più alte in Italia: 83,5 anni, contro una media nazionale di 82,7 …”.

Qual è la sintesi che segue alla analisi di Tabarelli?
• Senza recupero energetico il ciclo dei rifiuti non si chiude e, rimanendo aperto, finisce per creare danni, come incendi più o meno accidentali.
• In discarica in Italia vanno circa 7-8 milioni di tonnellate all’anno di rifiuti, all’interno dei quali finiscono molti volumi provenienti dai centri di trattamento.
• Tenuto conto del potere calorifico di questi rifiuti, circa 2500 chilocalorie per chilo, meno di un terzo di quello del petrolio, è come se buttassimo via 1,5 milioni di tonnellate di petrolio all’anno che, tenuto conto del suo prezzo di 400 euro per tonnellata, vale quasi 1 miliardo di energia sprecata.

Infine sui termovalorizzatori: “Si tratterebbe di impianti ad alta tecnologia – conclude Tabarelli -, da dove le emissioni di inquinanti sono ampiamente sotto i limiti di legge, da dove la diossina non esce perché le temperature di combustione sono vicine ai 1000 gradi, dotati di filtri ultra sofisticati per abbattere tutti gli inquinanti, fra cui le polveri sottili”.
Si tratterebbe, è vero, di spendere non meno di i un paio di miliardi di euro per farlo, ma sarebbe un investimento utile ad attivare economica locale, oltre che a migliorare la salute degli italiani.

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