Se sole e vento sono più convenienti, perché le installazioni in Italia trovano mille ostacoli? Se lo chiede un inserto de La Stampa del 13 febbraio 2018, che riporta i dati del Rapporto 2017 di Irena (Agenzia internazionale per le rinnovabili). Le fonti rinnovabili sono competitive rispetto a gas e carbone sul prezzo dell’elettricità prodotta. “Dati che forniscono pochi alibi – si legge nell’articolo – a chi come il presidente Usa Donald Trump si ostina a difendere il carbone, la fonte fossile più inquinante”.

Un esempio? In Cile a fine 2017 un’asta aperta a tutte le tecnologie energetiche è stata vinta da Enel puntando sul fotovoltaico, a 1,8 eurocent per chilowattora (kWh), battendo il carbone che si è fermato a 2,9 eurocent/ kWh. Un altro esempio viene dal Messico. Qui è ancora Enel, e ancora con il fotovoltaico, a fissare il prezzo più basso del mondo per la generazione elettrica a soli 1,5 eurocent/kWh.

“Se si analizza il report di Irena – avverte Sergio Ferraris che firma il pezzo – ci si accorge che non si tratta d’eventi isolati dovuti al fatto che in certe zone il fotovoltaico è più produttivo, oppure che in un’altra c’è molto vento. Le rinnovabili stanno superando le fonti fossili perché sono mature. Negli ultimi sette anni il costo medio mondiale dell’elettricità da fotovoltaico è calato del 73%; l’eolico è calato del 23%”.

Gli scenari al 2020 prevedono che tutte le rinnovabili daranno filo da torcere alle fonti fossili.

E in Italia? Il problema da noi sono le forti opposizioni che si oppongono agli impianti da fonti rinnovabili e la durata del percorso di approvazione dei progetti, che talvotta supera i 10 anni. Tempi che stridono con gli obiettivi nella Strategia energetica nazionale: la chiusura del carbone al 2025 e il 55% di elettricità da rinnovabili al 2030.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *