In 30 anni la Germania Est ha colmato il divario con l’Ovest con investimenti e buone politiche. I Laender ex comunisti hanno un Pil pro capite e tassi di occupazione superiori a quelli nel Meridione italiano. Perché? Cosa è stato fatto in Germania che non si possa utilmente replicare in Italia?
Ne parla la Gazzetta del Mezzogiorno del 10 aprile 2018 in un’intervista a Tobias Piller, giornalista che da un quarto di secolo è corrispondente da Roma del quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung. Un colloquio molto interessante anche per i dati che porta alla luce.
A cominciare dai costi della riunificazione tedesca: “… dopo dieci anni – rimarca Piller – si parlava già di 500 miliardi di euro, ma probabilmente la cifra investita è molto maggiore…”. Per circa due decenni, spiega, i contribuenti tedeschi hanno pagato un “supplemento di solidarietà” sull’Irpef (che dal 7,5% è sceso di recente al 5%)”. Ma in Germania il risultato è evidente, perché oggi le infrastrutture dell’est sono più moderne di quelle dell’Ovest. E diverse regioni dell’est hanno anche superato la media italiana del Pil pro-capite da qualche anno.
Tre sono gli elementi che hanno composto la ricetta tedesca. Piller li espone:
1) La privatizzazione molto veloce delle aziende di Stato dell’ex Germania democratica
2) Il turnover spinto dei dirigenti amministrativi tra Este ed Ovest per favorire l’adozione di buone prassi nell’ex Ddr
3) I forti investimenti in infrastrutture adottati con una grande legge-progetto volto a ridurre i tempi e bypassare le procedure.
E non basta. Secondo il decano dei giornalisti stranieri in Italia, la differenza sta in politiche di solidarietà che ha spinto i cittadini dell’Ovest a sostenere il cambiamento con “una rete di sicurezza, un reddito di inclusione e pensioni pagate ai cittadini delle Germania orientale dalla contribuzione generale tedesca, sebbene i lavoratori tedeschi dell’Est non avevano mai versato contributi previdenziali delle Germania Ovest. La Germania ha pure fatto un trasloco dell’intera capitale: da Bonn a Berlino”. Il paragone con l’Italia, dove a partire dagli anni Novanta si sono affermate invece le ragioni del separatismo con l’avvento del Carroccio, non è sostenibile. Il Sud Italia può ripartire, a detta del giornalista tedesco, dai giovani che vogliono mettersi in proprio, l’insediamento nel Meridione di grandi catene alberghiere internazionali e il benchmarking, ossia il confronto con le soluzioni adottate da altri. Nel turismo, per esempio, insiste Piller, occorrerebbe prendere a paragone Maiorca, Malta o l’Alto Adige “per studiare il loro successo nel turismo ed avere da loro idee su come creare un’industria dell’ospitalità nel Sud”.

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