Un maggiore impiego di risorse comunitarie potrebbe accrescere lo sviluppo del Sud. E’ quanto emerge da un’analisi condotta dal quotidiano La Repubblica e riassunta in un articolo a firma Valentina Conte (leggi il testo completo). Risulta, infatti, che del 23% di fondi europei spesi fin qui, e appostati nel bilancio settennale 2014/2020, la maggior parte (85%) è finita al Mezzogiorno per finanziare credito di imposta alle aziende, strade, scuole, opere pubbliche, fibra ottica. La velocità di spesa, però, resta una nota dolente. L’Italia ha fin qui rendicontato, e quindi effettivamente impiegato, appena 17 miliardi di euro sui 75 disponibili. Le cause? Prima di tutto la burocrazia, che rende difficile velocizzare i meccanismi di approvazione e cantierizzazione dei progetti. Nel complesso, sempre secondo quanto evidenzia La Repubblica, l’Italia ogni anno versa 15 miliardi di euro all’Europa e ne riceve indietro appena 9. Se a questo si aggiunge la lentezza nell’impiego delle risorse assegnate ai vari programmi di sviluppo è facile comprendere le ragioni del ritardo italiano, e meridionale, rispetto al resto del Continente.
(Fonte: La Repubblica. Autore: Valentina Conte)
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