E’ interamente dedicato alle proposte di politica economica contenute nel libro di Matteo Renzi “Avanti perché l’Italia non si ferma”. L’ultimo commento di Giorgio La Malfa sul Mattino (11 luglio 2017 – pagina 1-4/5) spiega perché non basta un recupero di pochi decimali sul fiscal compact per avere risorse sufficienti al rilancio dell’economia italiana. Renzi, scrive La Malfa, dice che “per fare ripartire l’Italia bisogna avere il coraggio di smettere con la riduzione progressiva del deficit e farlo risalire al 3% (pudicamente dice al 2,9%) e lasciarlo lì per cinque anni. L’obiettivo è recuperare circa 30 miliardi di euro che potrebbero consentire finalmente una seria riduzione delle imposte”.

La proposta di sforare il tetto del 3% è stata ripetuta molte volte negli ultimi tre anni (ad esempio da Paolo Savona e dallo stesso La Malfa), ma quando era al governo Renzi ha sempre risposto che una strategia più prudente “consentiva di realizzare insieme il percorso di rientro della finanza pubblica richiesto dall’Europa e la ripresa dell’economia italiana”.

Ora però Renzi non è più presidente del Consiglio, semmai è aspirante futuro premier, quindi più libero nei giudizi. Riconosce che serve uno sforzo molto più robusto per fare ripartire davvero l’economia italiana.

A parte altre considerazioni di tipo giuridico, l’idea di mantenere il deficit al 3% per i prossimi 5 anni è tuttavia giudicata insufficiente da La Malfa: “30 miliardi di euro in 5 anni vuol dire circa 6 miliardi di euro l’anno, che sono circa un terzo di un punto del reddito nazionale”. Quindi, prescindendo dal fatto che si tratta di cifre l’Europa non può concedere, esse “sono così diluite nel tempo da avere scarsi effetti sulla ripresa economica”.

Ecco invece cosa propone l’economista ed ex ministro: converrebbe immaginare un aumento straordinario del deficit che non si prolunghi per cinque anni, ma che si concentri in due anni o al massimo tre per cifre ovviamente molto più consistenti. Al netto del problema delle procedure di infrazione “vi sarebbe la possibilità – conclude La Malfa -, se il piano avesse successo, di mostrare risultati importanti sul piano della crescita già alla fine del secondo anno. E per questa via dimostrare ai partner europei quali siano soluzioni veramente più efficaci del puro contenimento del debito pubblico.

 

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