Il Mezzogiorno? Cresce ma non si vede. E’ questa la tesi da cui parte Alessio Postiglione per un commento su Repubblica Napoli (8 febbraio 2018, pagina 1-10). Riflessione che poggia su diverse constatazioni. Il sud cresce in Pil e in presenza di start up innovative e in altri indicatori che testimoniano delle performance meridionali, Campania in testa. Una inversione di rotta rispetto a solo pochi anni fa.

A che cosa si deve questo risultato che, fino a qualche anno fa, sembrava impossibile da concepire? “E’ un trend – afferma il giornalista e docente della Luiss – che nasce dal ritorno delle politiche industriali, quando lo Stato interviene bene nell’economia e rappresenta un fattore non solo di redistribuzione, ma di crescita”.

Postiglione poi richiama i dati dei “Conti economici territoriali” pubblicato dall’Istat a dicembre 2017.

Vi si evince che la Campania ha registrato una crescita del 3,2 per cento rispetto all’anno scorso ed è primatista in Italia. Anche sul fronte occupazione, con un più 3,6 per cento, la nostra Regione centra la seconda miglior performance nazionale. “Si tratta – spiega – perfino di una occupazione pregiata, legata alla knowledge economy”.

Non basta. Secondo il rapporto “L’economia delle Regioni italiane” di I-Com, l’istituto per la competitività, nel Mezzogiorno dal 2013 al 2017 il numero di piccole imprese innovative è cresciuto a un tasso annuo dell’82 per cento, più della media nazionale. La Campania è una regione dove tantissimi giovani, invece di puntare su società para pubbliche di dubbia utilità, hanno avviato start up con il supporto di incubatoci d’impresa come Invitalia. I dati I-Com provano che al Sud è più alta la percentuale di start up giovani.

Tutti questi risultati sono stati possibili “grazie a un cambio di paradigma a livello macro e locale – spiega Postiglione – segno che la Regione sta spendendo bene i fondi strutturali… La Campania, infatti, spende più della media nazionale in ricerca e sviluppo, a riprova di come si punti a costruire occupazione qualificata”.

E aggiunge: “A livello nazionale, con la restituzione del ministro per il Mezzogiorno, ci siamo lasciati alle spalle la stagione del totale disimpegno verso il Sud, culminata con i governi Berlusconi e proseguita anche con la sinistra. Negli anni della Commissione Barroso e fin quando i Socialisti al Parlamento europeo non hanno strappato il piano di investimenti a Juncker, i mantra dell’austerità e la litania dei meridionali spreconi rendevano impossibile parlare di politiche industriali”. Oggi, dopo il Piano Juncker e grazie allo stesso Renzi, s’intravede una nuova stagione d’investimenti. “Pensiamo – conclude – al Masterplan per il Sud, con 90mila nuovi posti di lavoro, a Resto al Sud, lo strumento Invitalia per incentivare i giovani all’avvio di attività imprenditoriali da un miliardo e 250 milioni di euro, al Piano Export Sud II, grazie al quale la Campania posiziona all’estero le sue griffe e le eccellenze agroalimentari”.

Infine un richiamo anche alla scelta di aprire a Napoli la Apple Academy e l’arrivo della Cisco. Altro che Sud con la reputazione di malato incurabile…

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