“Una nazione, un Paese, si regge su una identità condivisa. L’Italia l’ha avuta, rischia di perderla”. Ne è convinto Emanuele Felice, che affida a Repubblica la sua riflessione”. Partendo da iniziative di segno opposto. Al Nord i referendum sull’autonomia, promossi dai governatori leghisti di Lombardia e Veneto. Al Sud, la mozione del consiglio regionale pugliese di istituire una Giornata della memoria per le vittime meridionali dell’Unità d’Italia.

Felice segnala un fatto nuovo. Si è rafforzata la “sponda politica” che può dare uno sviluppo e un esito nuovo alle due tendenze. “Della Lega sappiamo – scrive De Felice -. Meno noto è che, nel Mezzogiorno, le posizioni neo-borboniche hanno trovato credito presso uno dei due grandi partiti nazionali, il Movimento 5 Stelle. E non basta. Anche “il Partito democratico si accoda”. Non solo perché gli ordini del giorno promossi dai grillini sono stati approvati dal Pd, ma anche perché “in maniera quasi speculare, al Nord, molti amministratori locali del Pd annunciano che voteranno a favore dei referendum promossi dai governatori leghisti”.

“La verità – conclude De Felice – è che uno Stato unitario non può esimersi dal contributo di solidarietà verso i cittadini dei territori svantaggiati. Alla politica riformista, e a un grande partito che vuole essere nazionale, spetta di indicare gli strumenti per rendere questi trasferimenti più efficaci”.

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