Il sistema elettorale con cui si è votato il 4 marzo, vuoi o non vuoi, è di natura proporzionale. Rimette l’accento su questo aspetto, facendone discendere una serie di valutazioni interessanti, il direttore del Corriere del Mezzogiorno Enzo D’Errico. Lo fa nel suo articolo del 25 aprile (pagine 1-2) in cui spiega come e perché il gioco della politica sia tornato a sorpresa nelle mani del Mezzogiorno…, dopo che al centro del dibattito per alcune settimane ci sia stata la possibile alleanza tra Di Maio e Salvini, che a suo parere “avrebbe posto una pietra tombale” sulla possibilità di coniugare gli interessi del Nord (rappresentati dalla Lega) e quelli del Mezzogiorno (difesi invece dal Movimento 5 Stelle), spegnendo di fatto “la scintilla di rivolta che il Meridione aveva acceso nelle rune elettorali”.

Seguiamo il ragionamento del direttore D’Errico:

  1. Non è senza significato che l’incarico di sondare la possibilità di un governo M5S-Pd stia oggi nelle mani di un napoletano doc, grillino della prima ora, con un passato di sinistra.
  2. Nel Pd i sostenitori dell’intesa tra grillini e dem sono passati a due. A Michele Emiliano, che da tempo si batte per una intesa nazionale, si è aggiunto più di recente Vincenzo De Luca, il quale “ha sposato l’idea di sostenere un governo pentastellato a patto che faccia cose utili per il Paese”.
  3. Vale la pena rimarcare che il sistema elettorale oggi vigente è sostanzialmente proporzionale. “C’è bisogno di ricordare – si chiede D’Errico – che con il proporzionale della Prima Repubblica partiti dai consensi più risicati hanno governato l’Italia per anni…”. E che Craxi, Spadolini e Malagodi, che hanno ricoperti ruoli istituzionali, “messi insieme non raggiungevano l’attuale percentuale del pd?”.

“Il cieco rancore e lo stupido orgoglio – conclude – non sono merci che producono guadagno, tantomeno in politica. Meglio addentrarsi lungo un nuovo sentiero e provare a scorgere l’orizzonte seguendo il soffio dell’ostro. Il vento che arriva dal Sud”.

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