Si devono a Sabino Cassese parole definitive, forse, sul Mezzogiorno come questione aperta. Anzi come problema che si trascina frenando la ripresa italiana. Il giudice emerito della Corte costituzionale ne parla con rara capacità di sintesi in una recensione del libro, “La questione meridionale in breve” di Guido Pescosolido (Donzelli).

Il ragionamento ospitato sul Corriere della Sera (6 settembre 2017, pagina 33) si svolge partendo da un assunto e cioè che non c’è una sola questione meridionale rimasta immutata nei centocinquanta anni dall’Unificazione. Prescindendo che sotto questo nome passano le analisi che tanti (da Salvemini a Nitti, da Gramsci a Giustino Fortunato) hanno dedicato a vari aspetti problematici del mancato sviluppo, volendo focalizzare la componente economica, dobbiamo dire che anche questa si presenta con tratti mutevoli nel corso del tempo. Essa si presenta infatti in termini sempre diversi nel corso di centocinquant’anni. Seguiamone le tappe con l’aiuto di Cassese:

 

Il resto è storia recente. Guido Pescosolido sostiene che dopo il “micidiale tracollo meridionale del 2008-2014, il divario Nord-Sud resta di gran lunga il più consistente dell’Occidente”. E aggiunge: “Solo negli ultimi due anni e mezzo sembra che qualcosa possa cambiare”.

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