Vorrei anzitutto sottolineare l’importanza del Rapporto della Fondazione La Malfa, che si conferma una analisi seria sull’economia del Mezzogiorno con dati e spunti interessanti. Il principale dei quali si riferisce al costo del lavoro sul valore aggiunto, consente alle imprese del Sud e della nostra regione di manifestare una maggiore competitività rispetto al passato: un dato positivo, come del resto anche i dati della produttività per dipendente rappresentano una dinamica positiva.

IL DIVARIO

Si registra tuttora il divario tra il Nord ed il Sud, ma a parer mio non dobbiamo confondere la fotografia della situazione con le dinamiche di fondo. Il trend ci parla di una crescita è in atto negli ultimi tre anni seppure lentamente. Anzi, il Mezzogiorno è cresciuto più del Centro –Nord, sia pure manifestando una “doppia velocità” al suo interno. Ci sono infatti alcune Regioni come la Campania che nel 2016 è cresciuta del 3.4 %, ossia dieci volte la Sicilia ed il doppio delle aree più avanzate del Nord. E poi sono aree che, invece, al palo.

INDUSTRIA 4.0

Dobbiamo tuttavia aggiungere, a onor del vero, che lo slancio degli ultimi tre anni non è servito a recuperare il divario con il Centro Nord, un fenomeno che è talmente ampio da richiedere un’azione strutturale. A cominciare dalla digitalizzazione di industria 4.0. al cui proposito devo fare una osservazione. Io contesto che l’industria 4.0 sia un provvedimento per il Nord. Certo bisogna superare un conservatorismo ed una frantumazione che è presente anche nel mondo delle imprese.

IMPRESE DIGITALI

Un’indagine compiuta da Confcommercio e dal Censis dice che le imprese digitali in Campania sono cresciute del 27% nel periodo 2011-2017: il dato di crescita più forte in Italia (in termini assoluti, siamo al terzo posto dopo Lazio e Lombardia). Quindi non è vero che non c’è un terreno fertile. E’ vero invece che occorre giungere a un’evoluzione di sistema questo è il tema di fondo. Come? Puntando sui grandi investimenti.

GRANDI PROGETTI

Sono assolutamente d’accordo con Paolo Savona quando dice che “piccolo non è bello”. Se la Campania ha conosciuto performances importanti è perché ha dato luogo a interventi soprattutto a sostegno dei grandi progetti. Altrimenti non si spiegherebbe un exploit con queste dimensioni, che interessa anche l’occupazione industriale, con una crescita del 6%, e del valore aggiunto industriale: 5.5% .

COSA FARE

Le dinamiche ci servono a capire quali politiche si devono mettere in campo e a fare una analisi di quelle realizzate. Noi abbiamo puntato sui contratti di sviluppo. Tra il 2015 e il 2018 abbiamo compiuto investimenti per un ammontare di un miliardo e mezzo, erogando alle imprese 846 milioni. Mentre sono oltre 21.000 i lavoratori salvaguardati e i nuovi occupati nell’industria medio-grande.

CREDITO D’IMPOSTA

Con il credito di imposta per gli investimenti nel solo 2017, grazie alle modifiche introdotte nella legge sul Mezzogiorno in Campania, siamo riusciti a spendere un miliardo e 450 milioni, assegnando sgravi alle imprese per quasi 650 milioni Infine per le aree di crisi industriali c’è un provvedimento in atto di carattere nazionale frutto di un accordo tra il Governo e la Regione Campania che sta destinando alle piccole e medie imprese 500 milioni.

PICCOLE E MEDIE IMPRESE

Gli ultimi accordi di sviluppo in Campania non riguardano più solo le multinazionali e le grandi imprese. Anche piccole e medie imprese che si stanno consorziando. Sono per lo meno 4 accordi di sviluppo tra i 60 ed i 70 milioni di investimento ciascuno che riguardano l’agroalimentare, l’aerospazio e l’automotive. Essi vedono imprese locali associarsi e fare accordi con imprese nazionali e multinazionali volti a investimenti nel nostro territorio mediane consorzi e aggregazioni di imprese.

ECONOMIA CIRCOLARE

LA Campania èl’unica regione che ha approvato una legge sull’economia circolare. Una legge che tende a rendere gli sprechi ed i rifiuti minimi non solo a riutilizzare gli scarti della produzione e i rifiuti, ma a rendere minimo tutto il processo produttivo dei rifiuti e degli scarti per ottimizzare i processi economici. Io credo che sia una vera e propria rivoluzione favorita da quei contratti di sviluppo che riguardano imprese cosiddette di green economy, ma che di fatto producono economia circolare nel campo della carta.

BASTA ASSISTENZA, BASTA SPERPERO

Dobbiamo capire che i provvedimenti da avviare in futuro devono avere necessariamente carattere strutturale. Si tratta di impegni che richiedono sforzi di alcuni anni, i cui risultati non sono immediati, non rivestono aspetti assistenziali, né possono essere fonte di sperpero se vogliamo creare le condizioni per dare risposta alle disuguaglianze, povertà, disagio, disoccupazione.

UN PIANO PER IL NUOVO LAVORO

Ecco perché il Presidente De Luca ha sollevato il tema di un piano straordinario di lavoro, da portare avanti parallelamente alla riforma 4.0 della Pubblica amministrazione. Ecco, questa è una politica di carattere strutturale, che al tempo stesso è una risposta al disagio che si è aggravato a causa della crisi, con lo scopo di offrire una prospettiva immediata a chi non riesce al malessere che non tocca solo i disoccupati, ma anche il ceto medio e quindi tanta parte della società Campana e meridionale.

Un piano per alla Regione ed ai suoi Comuni, dotati di amministrazioni che oramai sono giunte alla sclerosi, anche perché hanno un organico ridotto al minimo in quanto non c’è turnover da trent’anni nei ranghi della PA. Occorre quindi immettere giovani che hanno le capacità e la competenza professionale per introdurre l’innovazione digitale nel settore pubblico, un presupposto per dare impulso anche all’industria 4.0.

CONTINUITA’

Abbiamo bisogno di un Governo che non disperda quanto è stato fatto nel Mezzogiorno, soprattutto negli ultimi tre anni. Noi abbiamo conseguito un risultato che richiede continuità di governo: parlo della Zone economiche speciali.

Altro tema cruciale è la crisi delle aree industriali, cui si connette la deroga agli ammortizzatori sociali. Noi abbiamo bisogno di un protocollo di intesa che deve essere sottoscritto dal Governo a riguardo dei piani di riconversione industriale. Per questo abbiamo bisogno di un Governo nella pienezza dei suoi poteri.

IL RISVEGLIO

“Il risveglio del Mezzogiorno. Nuove politiche per lo sviluppo” è il titolo di un libro uscito di recente, a cui ho lavorato assieme ad altri storici ed economisti. Non è un titolo ageografico, che risponde a un tentativo di mettere in luce quanto sta avvenendo in Campania grazie alle dinamiche che abbiamo segnalato. e credo che abbia ragione il direttore, il tema di come si costruisce l’opinione pubblica il consenso dell’opinione pubblica è di straordinaria importanza perché è un tema di cui si avverte la relativa assenza. Lo segnalo alla riflessione, assieme a quello di uno storico economico, Neil Ferguson, che ha scritto un libro che nella versione italiana si intitola “La torre e la piazza”. Un volume che affronta il tema della formazione della opinione pubblica in epoche come la nostra, e di quanto sia necessario superare una dicotomia fra gli interventi dall’alto e dal basso, che oramai è superata. Se non c’è la capacità di intercettare quelle che nel ‘900 venivano chiamate gli orientamenti di grandi masse, credo sia difficile creare condizioni di governo adeguate ai problemi dell’oggi.

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