IL MANIFESTO DELLE TRE E – ETICA

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L’impresa e l’etica – IL CONFINE TRA LECITO E ILLECITO

Secondo seminario di approfondimento del Manifesto delle 3 E

Conclusioni di Raffaele Cantone, presidente Autorità Anticorruzione

NAPOLI – 10 ottobre 2014 – Secondo approfondimento del Manifesto delle tre E, dedicato all’Etica. Dopo l’appuntamento di Ischia , dove il manifesto è nato per l’incontro del 26 settembre con il vicepresidente della BEI Dario Scannapieco, stavolta al centro del confronto è l’impresa davanti al confine sottile tra lecito e illecito. Anche in questo caso, secondo una formula ormai consolidata, all’iniziativa hanno preso parte un centinaio tra imprenditori, professionisti, politici e dirigenti di banca che hanno potuto interagire con i relatori – Luigi Nicolais, Sebastiano Maffettone, Carlo Borgomeo, Arcibaldo Miller – stimolati da Alfonso Ruffo e Massimo Lo Cicero con la presidenza del tavolo affidata a Marco Zigon. Presenti anche i parlamentari Leonardo Impegno, Luciano Cimmino e Raffaele Calabrò.

Ad aprire il confronto, anche in questo caso, è il presidente della fondazione Matching Energies e del gruppo Getra, Marco Zigon, secondo il quale “la priorità è investire in educazione per far riemergere i valori dell’etica. Il confine tra legale e illegale – prosegue Zigon – non è sempre chiaro. Si tratta di un problema che non riguarda solo il Mezzogiorno ma tutto il Paese. Lo sviluppo dell’economia criminale viene attribuita soprattutto al Sud. Non dimentichiamo che in questi territori esistono aziende sane e inserite nel contesto sociale. Il fenomeno dell’illegalità va contrastato con forza e durezza, ma senza pesare troppo sul sistema burocratico. Dobbiamo investire le nostre risorse sulla formazione e l’educazione dei giovani. I nostri ragazzi devono raggiungere uno status socio-culturale che li faccia tornare a essere i veri protagonisti della ripresa”.

Di seguito riportiamo le sintesi degli interventi dei relatori:

Grazia Bottiglieri
Presidente di Navigazione
Piano industriale, c’è poca chiarezza: imprese lasciate sole. Pongo un quesito: uno Stato che non ha trasparenza nella politica industriale da seguire può essere credibile? Questo provoca uno stato di paura tra gli imprenditori, portandoli a cavarsela da soli e in qualsiasi modo, lecito o illecito che sia.

 

Stefania Brancaccio
Vicepresidente della Coelmo
Il cambiamento? Serve più senso civico nelle nostre aziende. La zona grigia va combattuta con tutti i mezzi possibili. Abbiamo bisogno di un cambio dal punto di vista culturale: cerchiamo di ristabilire un nuovo umanesimo. Anche nelle nostre aziende dobbiamo iniziare a parlare di moralità e senso civico. Il cambiamento di mentalità deve nascere fin dal di dentro delle nostre imprese, partendo dal basso di ciascuna realtà imprenditoriale.

 

Marco Demarco
Editorialista Corriere della Sera
Da che parte stiamo? Lotta al sommerso, escano fuori le idee. Il senso etico va allargato e non ristretto. Purtroopo la politica non contribuisce al raggiungimento di risultati migliori. Abbiamo poche idee e confuse. Prendiamo come esempio Napoli, dove si passa dalla necessità di maggiori controlli alla volontà di avere più mano libera. C’è un trasformismo allucinante. Bisogna decidersi: vogliamo o no che la nostra città esca dall’economia del nero? È in gioco la civiltà del nostro territorio. È possibile che, proprio da qui, non escano fuori nuove idee per ricominciare a sperare?

 

Vincenzo De Prisco
Vicepresidente dell’Autorità nazionale anticorruzione
Regole troppo rigide: il caos sulle norme non aiuta la legalità. I requisiti per accedere alle gare d’appalto sono troppo stringenti. L’ Autorità Nazionale anticorruzione sta vivendo un forte contrasto per quanto riguarda le norme da adottare. Questa situazione fa da intralcio alla lotta verso chi corrompe.

 

Achille Flora
Docente di Economia dello Sviluppo alla Sun
Social impact: la Sicilia fa scuola, via i corrotti Quando si vive uno stato di crisi il confine tra lecito e illecito si assottiglia. Di sicuro c’è una parte di imprese che si affida alle organizzazioni criminali. Pensiamo allo smaltimento dei rifiuti speciali. Però, abbiamo anche tante realtà sane di cui si parla poco. L’unico antidoto è intervenire sulla responsabilità sociale del mondo imprenditoriale. La Campania deve prendere esempio dalla Sicilia: espulsione immediata per le aziende colluse con i circuiti malavitosi.

 

Luigi Iavarone
Vicepresidente Vicario Camera di Commercio – Napoli
Etica ed economia, non c’è coesione. La mafia è finita? Come possiamo accordare i principi dell’etica al sistema economico? Non vedo una grande coesione tra le due parti. Rendiamoci conto di una cosa: più si fanno leggi e maggiore è la certezza che la nostra repubblica è malata. In questi anni si è pensato di risolvere il problema portando tutto nel campo del diritto penale, ma non basta. Mi pongo una domanda: la mafia è davvero finita? Non c’è dubbio sul fatto che magistratura e forze dell’ordine hanno attenuato di molto il problema. Però, è necessario mantenere alta l’attenzione.

 

Giuseppe Mazza
Presidente Banca Credito Popolare di Torre del Greco
La crisi dei valori riguarda tutti, parliamone di più. La crisi etica è diventata lo specchio dell’assenza di valori che caratterizza il nostro tempo. E’ una problematica che interessa tutti gli strati sociali. Si tratta di una questione che va affrontata ovunque: nelle famiglie, nelle scuole e sul posto di lavoro. Se iniziassimo a parlarne faremmo già un grande passo in avanti. Partire dai luoghi in cui si svolgono le nostre attività quotidiane può essere la chiave di volta per una società migliore.

 

Riccardo Mercurio
Ordinario di Organizzazione aziendale alla Federico II
Da noi tante norme ma più corruzione. Non c’è competenza, abbiamo un problema serio da risolvere: ci sono tante norme ma da noi si trasgredisce di più che altrove. Per quale motivo? Gli stessi consigli comunali sono fortemente legati alle logica dello scambio di favori. La modernizzazione del sistema pubblico locale è una delle grandi sfide che il Mezzogiorno deve affrontare e vincere, se vuole imboccare la via dello sviluppo. Mancano le competenze necessarie per rinnovare il tessuto istituzionale. La formazione dei nostri figli è l’unica strada verso la definitiva rifondazione.

 

Francesco Nania
Presidente del Rotary Club Napoli
Non siamo all’altezza, troppa burocrazia favorisce l’illecito. Non siamo competitivi sul mercato estero a causa del mancato snellimento dell’apparato normativo. A causa della rigidità delle regole, gli imprenditori sono portati a trasgredire. I cambiamenti non possono avvenire dall’oggi al domani. È arrivata l’ora di mandare a casa i dirigenti corrotti.

 

Luigi porcelli
Dirigente d’azienda
Come ripartire? Portiamo l’etica tra le aule di scuola. Io ritengo che l’italia, se vuole tornare a essere un Paese credibile, deve inserire l’etica come materia scolastica fin dalle scuole primarie. L’educazione civica dei nostri ragazzi è un presupposto imprescindibile.

 

Antonio Ricciardi
Segretario Generale Ipe
Sostegno ai giovani: facciamo rivivere i mestieri in calo. Mi faccio una domanda: cosa avrebbero pensato i miei figli se fossero venuti a questo dibattito? Che il sistema è marcio e nulla più. Invece, dobbiamo dire ai giovani che può esserci un futuro migliore anche per loro. Faccio un esempio: non abbiamo più chirurghi in Italia. Chi si laurea in medicina non è abilitato a esercitare la professione. Questo per dire che regole troppo stringenti e antiquate non consentono la crescita delle generazioni future.

 

Luigi Maria Rocca
Presidente Consiglio di Amministrazione Getra Distribution
Legale come spinta per la crescita, serve più uniformità: l’etica deve essere il driver per lo sviluppo economico. Occorre un impegno comune per semplificare le normative, rendendole adatte alle singole realtà aziendali. È anche vero che l’applicazione delle regole sul territorio avviene a macchia di leopardo. Questà mancanza di uniformità non mi sembra affatto giusta.

 

Roberto russo
Imprenditore
Forze nuove al Sud, Pensiamo agli altri o conta il profitto? Qui al Sud bisogna alzare il grado di professionalità. Questo è possibile se formiamo i giovani che andranno a costituire la forza lavoro di domani. Smith diceva che, nonostante l’egoismo, l’uomo prova piacere nel vedere la felicità altrui. Quindi mi chiedo: un’impresa deve attenersi solo al profitto o dare importanza anche al bene comune?

 

Salvatore Toriello
Dirigente d’azienda
In 20 anni il vuoto. Il titolo quinto? Ha ucciso il sistema. Il sistema ha contribuito, negli ultimi 20 anni, alla crescita della corruzione. Lo sciagurato titolo quinto è stato una disgrazia per il nostro apparato legislativo. Altra questione è la discrezionalità delle leggi: abbiamo regole poco chiare che spesso contrastano tra loro. Questo favorisce i disonesti.