MEDIE IMPRESE / IL RAPPORTO LA MALFA PRESENTATO A MILANO – Il dibattito alla Cariplo Factory

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Al Sud poche imprese ma con performance alte. Imprese dinamiche, con performance vicine a quelle delle imprese del Centro-Nord e un grande potenziale di sviluppo. Ma con un problema: sono poche. È questo in estrema sintesi il quadro delle aziende industriali nel Mezzogiorno emerso dal rapporto della Fondazione Ugo La Malfa e Mediobanca, presentato alla Cariplo Factory di Milano con la partecipazione della Fondazione Matching Energies. Ne riferisce Nino Amadore sul Sole 24 ore (16 giugno 2018 – pagine 1-5), accompagnato da un pezzo di appoggio che completa il panorama del dibattito.

Al confronto di venerdì 15 giugno, condotto da Paolo Bricco, giornalista del Sole 24, hanno partecipato Giorgio La Malfa (Fondazione Ugo La Malfa), Gabriele Barbaresco (direttore dell’Area Studi Mediobanca), Giuseppe Guzzetti (presidente Fondazione Cariplo) e il presidente del Gruppo Getra e della Matching Energies Foundation Marco Zigon.

Ecco un ampio stralcio dei due articoli

 

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Dinamiche, con performance sempre più vicine a quelle delle imprese del Centro-Nord e un potenziale di sviluppo notevole. Ma poche, troppo poche. È il quadro delle imprese industriali nel Mezzogiorno che emerge dal rapporto curato dalla Fondazione Ugo La Malfa in collaborazione con l’Area studi di Mediobanca. Un rapporto, alla settima edizione, che ricostruisce la dinamica delle imprese industriali medie (un fatturato tra 15 e 330 milioni e da 50 a 500 dipendenti) dal 2008 al 2016, a parte qualche puntatina con dati freschi dei primi nove mesi del 2017 come quelli sull’export con un incremento del Mezzogiorno dell’8,5% a fronte di una crescita nazionale del 7,3 per cento.

 

IL QUADRO AGGIORNATO

Il rapporto ci restituisce, grazie all’analisi dei bilanci delle imprese, un quadro aggiornato sullo stato di salute dell’industria nel Mezzogiorno: allo storico dualismo tra Nord e Sud si sovrappone un dualismo all’interno delle otto regioni considerate dal rapporto. I numeri sul numero delle imprese nel Mezzogiorno sono impietosi: nel 2008 vi erano 4.109 imprese medie in tutto il territorio nazionale e di queste 361 erano nel Mezzogiorno; otto anni dopo in tutto il Paese le imprese medie sono 3.376 di cui solo 265 nel Mezzogiorno con una flessione a livello nazionale del18% e nel Sud del 27 per cento: il fatturato complessivo nel 2015 era di 11,2 miliardi. Il contributo all’occupazione è considerato trascurabile: in totale i dipendenti nelle 8 regioni sono poco più 110mila (32.346 attribuibili alle medie imprese industriali).

 

SELEZIONE NATURALE

La flessione del numero delle imprese è avvenuta soprattutto negli anni centrali della crisi mentre nel biennio 2014-2015 vi è stato un lieve recupero sia nel Paese che al Sud. Un dato che potrebbe suggerire, dice Giorgio La Malfa «l’ipotesi che un numero maggiore (percentualmente) di imprese medie sia uscito di scena o per un ritorno a una dimensione minore o addirittura per l’avvio di procedure concorsuali o fallimentari. Cosicché a resistere siano state solo le imprese più forti, cioè quelle in grado di recuperare maggiore produttività».

Ma c’è un altro dato che va sottolineato: all’inizio della crisi l’87% delle imprese si trovava in quattro regioni (Campania, Abruzzo, Puglia e Sicilia) con la Campania al primo posto con 115 imprese, l’Abruzzo al secondo con 81 imprese e Puglia e Sicilia con rispettivamente 68 e 51 imprese. Alla fine della crisi lo scenario è questo: in quelle quattro regioni vi è l’89% delle imprese ma la Campania è salita dal 32% al 38% del totale, l’Abruzzo è sceso dal 22% ali.9%, la Puglia è salita lievemente mentre la Sicilia è scesadali4,1% al 12,5%.

 

SFIDA COMPETITIVA

Le imprese del Mezzogiorno hanno dimostrato di saper sul fronte della competitività. Il rapporto cita l’incidenza del costo del lavoro sul valore aggiunto: nel 2008 al Sud era pari al 77,2% rispetto al 72,7% del resto del Paese; nel 20151e imprese del Mezzogiorno sono al 69,6% contro il 69,3% del resto del paese.

Quello della competitività è «un buon risultato che va rafforzato, a cominciare dal numero di aziende presenti sul territorio affinché possano beneficiare dei vantaggi di un contesto di industrializzazione diffuso tipico delle aree distrettuali del Nord di- ce Alessandro Enginoli, presidente della Piccola industria di Assolombarda. Va sottolineato come la forte sinergia tra istituzioni e tessuto imprenditoriale contribuisca al successo economico di un territorio. Modello di collaborazione che Milano rappresenta bene». Ma resta l’esistenza di divari all’interno del Mezzogiorno, come ha scritto nell’introduzione al Rapporto Paolo Savona, presidente della Fondazione e oggi ministro, che pone seri problemi alla politica da intraprendere. “Il settore non si può permettere ulteriori risparmi di investimenti; come pure non dovrebbe fare lo Stato, che continua a ridurre la spesa per infrastrutture sacrificando le costruzioni, sulle quali la crisi ha maggiormente inciso dal lato produttivo e da quello finanziario e fiscale». Ovvero quello che gli imprenditori si aspettano, come si capisce dalla dichiarazione di Marco Zigon, presidente di Matching Energies Foundation e di Getra, gruppo del settore energetico con un fatturato di circa 100 milioni di cuil’80%dall’export: il recupero del divario interno, soprattutto in tema di dotazione infrastrutturale, non serve solo al Sud ma è indispensabile a tutto il Paese, se vuole seriamente tornare su un sentiero di crescita stabile e duratura -dice Zigon -L’esistenza nel Mezzogiorno di imprese capaci di esprimere livelli di competitività tali da poter sostenere la concorrenza sui mercati internazionali è la riprova che si può fare».

 

CARIPLO AL SUD

Sempre dal Sole 24 ore, in un articolo di appoggio, si riferisce dell’intervento di Giuseppe Guzzetti, presidente della Fondazione Cariplo, il quale lancia il progetto Cariplo factory lab per Mezzogiorno.

Ecco il suo commento: «Un paese che non riesce a dare un futuro ai bambini e una speranza ai giovani è un paese che non va da nessuna paste». Soffermandosi poi sull’esodo dei giovani del Sud causato dalla mancanza di opportunità nelle terre dove sono nati, Guzzetti si domanda: «Ma si può assistere a questo scandalo dell’impossibilità di incrociare domanda e offerta di lavoro?

No, per uno come Guzzetti che con la Fondazione Cariplo vuole lasciare il segno per contrastare un fenomeno che impedisce di avere uno sguardo positivo sul futuro.

 

PROGETTO FACTORY

Per questo è nato il progetto della Cariplo: Factory, «in cui –spiega il presidente – abbiamo investito oltre 10 milioni di euro», creando “il primo polo di open innovation in Italia per la creazione di nuove opportunità di lavoro. Entro il 2019 l’obiettivo è di attivarne 10mila e i numeri fanno immaginare che l’obiettivo sarà ampiamente raggiunto, visto che sono già 8.542 le opportunità create. Dato l’esito che il progetto ha avuto a Milano, proprio dal Cariplo Factory lab, Guzzetti ha lancia la sfida di replicare l’esperienza nel Mezzogiorno: «E se lanciassimo la Cariplo Factory al Sud? Sarebbe un modo per creare opportunità di lavoro al sud per i giovani» e poter guardare al futuro in maniera più positiva.