MEDIE INDUSTRIE / ECCO IL MOTORE DELLA RIPRESA – La ricerca dell’Università Vanvitelli presentata al Forum di Civiltà del Lavoro

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Le medie imprese industriali sono il traino della crescita italiana. E’ quanto emerge da alcuni anni dal Rapporto annuale della Fondazione Ugo La Malfa, la cui prossima presentazione è prevista a Napoli, nella sede del quotidiano il Mattino, il 4 maggio, ancora una volta in partnership con la Fondazione Matching Energies. Ma quest’anno, inserendosi nel medesimo solco, con una ampia focalizzazione che viene una ricerca del Dipartimento di Economia dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli. Una analisi che mira a definire il profilo dei processi di crescita dimensionale delle aziende nel Mezzogiorno.

Lo studio è stato presentato in occasione di un incontro promosso il 20 marzo scorso a Roma da “Civiltà del Lavoro”, la rivista delle Federazione nazionale Cavalieri del Lavoro. All’appuntamento che ha avuto per focus le strategie e performance delle medie imprese industriali italiane, hanno recato una testimonianza l’amministratore unico della Di Leo, azienda specializzata nella produzione di biscotti di qualità con sede a Matera, e il presidente del Gruppo Getra Marco Zigon.

Ecco i passaggi fondamentali della ricerca a cura di Francesco Izzo, Nicola Moscariello e Pietro Fera.

Si parte anzitutto da un assunto: le imprese di media dimensione medie sono ormai da molti anni sono considerate la spina dorsale dell’imprenditoria italiana.

La fascia più dinamica, in grado – con l’agilità in luogo della forza – di tenere in piedi l’Italia negli anni della crisi grazie a un modello organizzativo che combina la flessibilità produttiva con la capacità di proiezione internazionale in mercati di nicchia.

 

LA DIMENSIONE

Appartengono alla fascia delle medie industrie le imprese che si possono definire “né grandi né piccole”, cioè con un numero di addetti che va da 50 a 499, che si distinguono per il notevole successo in termini di crescita delle esportazioni e che mostrano una significativa capacità competitiva sui mercati internazionali. Si tratta di oltre 4400 al 2010, localizzate per la grande maggioranza nelle regioni dell’Italia settentrionale, con punte più elevate nell’asse Milano-Venezia.

La loro rilevanza è stata valutata pari a circa un quarto della produzione manifatturiera nazionale e al 40-50% se si considera anche l’indotto costituito dalle imprese di piccole e piccolissime dimensioni (circa mezzo milione). Sono organizzate prevalentemente in distretti produttivi o sistemi produttivi locali.

GLI ASSET

Restano nel solco della tradizionale specializzazione produttiva del made in Italy (meccanica, moda, tessile),

Hanno saputo conquistare delle posizioni di vantaggio competitivo in settori di nicchia

Sono capaci di rispondere alle esigenze della domanda con un offerta profilata sulle preferenze dei singoli consumatori

Basano la loro competitività sulla reputazione di elevata qualità di cui godono i loro prodotti sui mercati internazionali.

LA FORMULA VINCENTE

La capacità di combinare la flessibilità produttiva delle piccole imprese e la proiezione su scala internazionale delle grandi multinazionali è alla base di questo modello. Imprese prive del glamour dei grandi marchi, quasi sempre con governance familiare. rapide nelle decisioni, fortemente specializzate, talvolta leader in segmenti di nicchia del mercato globale. E sono in grado di esaltare, attraverso la flessibilità della produzione, la realizzazione di prodotti su “misura” dei clienti. Per di più sono aziende che, negli anni della crisi, hanno registrato performance di redditività costantemente superiori a quelle delle grandi e delle piccole aziende, in particolare in ragione della capacità di operare con agilità nei mercati internazionali

I NUMERI

Nonostante gli anni della crisi, nel decennio 2006-2016 l’aggregato delle medie imprese industriali italiane ha raggiunto risultati di assoluto rilievo, segnando:

  • una crescita a doppia cifra nelle vendite (+25,3%)
  • una crescita analoga nelle esportazioni (+49%)
  • Così anche nel valore aggiunto (+31,1%)
  • E perfino nell’occupazione (+10,6%)

Sempre considerando l’arco del decennio 20026-2016, le performance delle imprese medie del Mezzogiorno risultino perfino superiori al resto del Paese:

  • con un incremento di fatturato (+34%)
  • un balzo in avanti delle esportazioni (+67,2%)
  • una crescita superiore al dato nazionale per quanto riguarda l’occupazione (+12,4%)

 

MEDIE IMPRESE AL SUD

Le imprese a dimensione media costituiscono in larga misura l’eredità manifatturiera del Mezzogiorno. Sono il nerbo della sua base produttiva con radici ancora fortemente aggrappate al territorio di origine.

Sono la scommessa su cui si gioca gran parte del futuro e della sostenibilità delle regioni meridionali. Possono illuminare la strada della crescita, mostrando i determinanti e le variabili critiche di un processo di sviluppo dimensionale, così come gli ostacoli chiamate ad affrontare. “Nel Sud – si legge nello studio della Vanvitelli – le imprese “incastrate” in territori, dove agiscono quasi sempre da battitori liberi, da giocatori da match di singolare oppure che raramente hanno la forza – proprio perché piccole e sole – di investire in innovazione di prodotto, comunicazione di marketing, nel brand”. Motivo per cui non riescono a risalire il mercato e sfuggire alle sabbie mobili della competizione basata sul prezzo. In altri termini “sono troppo “piccole” e troppo “locali” per compensare con una maggior penetrazione nei mercati internazionali il crollo della domanda interna. E troppo “deboli” per riposizionarsi attraverso investimenti in innovazione e in marketing nelle catene globali della fornitura e della grande distribuzione organizzata”. Sotto questa luce diviene di grande interesse ascoltare gli imprenditori meridionali che, nonostante le criticità del contesto territoriale, ce l’hanno fatta.

I TESTIMONIAL

L’imprenditore Antonio Di Leo traccia la storia di una passione di famiglia, che affonda le radici nel Seicento e nelle origini della città federiciana di Altamura. E riporta tracce di una atto notarile in cui si citano i fratelli Giuseppe, Giacomo e Vincenzo Di Leo, fornai in Altamura, una tradizione basata sui forni a legna che in seguito ha dato origine al famoso Pane DOP: era il 1663. Oggi l’azienda Di Leo è ottava marca nazionale ne e seconda in Puglia e Basilicata nel proprio settore.

All’ingegner Marco Zigon il compito di presentare invece la storia di Getra, industria manifatturiera leader nel settore dell’efficienza energetica delle infrastrutture elettriche: una media azienda internazionalizzata, campione del mady in Italy manifatturiero, che possiede proprio il profilo da “multinazionale tascabile” del quarto capitalismo evocato nella ricerca universitaria. Una azienda che nasce nel 1949 e che all’epoca della Ricostruzione postbellica è una risposta alla crescente domanda di reti elettriche per lo sviluppo del Paese, oggi giunta alla quarta generazione industriale. Una holding con cinque società, due stabilimenti in Italia, 2 branch all’estero, 80% fatturato in export in tre Continenti, trecento dipendenti diretti e altrettanti mediamente impegnati in attività di cantiere all’estero. E con un modello vincente che si traduce in due concetti fondamentali: conseguire costantemente l’ottimo tecnologico attraverso investimenti in ricerca e per l’innovazione di processo e di prodotto e la flessibilità di organizzazione taylor-made. “Ci sono almeno sei buoni motivi – è il commento del presidente Zigon – per scommettere sul Sud. Qui ci sono eccellenze industriali di livello europeo non meno che nel Centro-Nord. Il Sud esporta capitale umano di qualità. E’ un’area con marcata interdipendenza economica con il Centro Nord. Si è collocato su binari di crescita negli ultimi anni, benché con una ripresa ancora lenta ed è tornato al centro dell’agenda politica italiana, come da ultimo attesta l’istituzione delle Zes). Infine il Sud è al centro dello scenario euro-mediterraneo e di alcuni fra i più promettenti mercati del mondo, come quelli dell’Africa e del Medio Oriente.