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     Italia a due velocità. L’allarme non è nuovo, perché tanti osservatori (Svimez in prima fila) lo hanno lanciato a più riprese negli ultimi anni. Senza il Mezzogiorno l’Italia è destinata a soccombere negli scenari della competizione globale. Ma ultimamente è stato The Economist a puntare il dito sul divario che impedisce al nostro Paese di imboccare la strada del proprio rilancio come potenza economica. Articolo molto incisivo, ripreso e commentato ampiamente da Romano Prodi, ex presidente del Consiglio e commissario europeo, non può essere sfuggito all’attenzione del premier in carica, Matteo Renzi.

Mef Magazine ha chiesto al professor Roberto Pasca di Magliano (presidente Fondazione Roma Sapienza-Cooperazione Internazionale) di commentare  la posizione del giornale inglese, che sembra destinata a riportare alla luce, anche per le classi dirigenti italiane, un tema politico ed economico fondamentale: fare del Sud una locomotiva anziché un vagone della ripresa italiana.

Professore l’articolo apparso su The Economist parla di una Italia a due velocità. E’ un aspetto tipico dell’economia italiana che incide negativamente sulle prospettive del Paese. Non crede?

I segnali di ripresa dell’economia italiana, registrati dall’Istat e avvalorati dal Fondo Monetario Internazionale, risentono di forti squilibri territoriali interni al Paese, che non accennano a diminuire evidenziando dinamiche radicalmente diverse. Tra il 2001 e il 2013 il Pil dell’Italia si è ridotto dello 0,2 %. Ma mentre il Nord cresceva del 2%, il Sud arretrava del 7%. In particolare, nel periodo investito dalla crisi finanziaria (2008-2013) il Pil del Sud è arretrato due volte più velocemente rispetto al Nord, ovvero del 13% rispetto al 7%.

E’ noto che tutto ciò ha avuto un riverbero negativo anche sull’occupazione.

Il totale della forza lavoro in Italia si è contratta del 4% in quel periodo, al Sud del 10,7%.Il tasso di disoccupazione lo scorso anno è stato del 21,7% al Sud, contro il 13,6% a livello nazionale.

A questo si aggiunge un aspetto rilevato tempestivamente da Svimez, ma che solo oggi sta tornando all’attenzione dei media: la desertificazione del Mezzogiorno.
Il saldo migratorio dal Sud al Nord tra il 2001 e il 2013 è stato complessivamente di 700.000 persone, il 70% dei quali erano di età compresa tra i 15 ei 34 anni, più di un quarto erano laureati. Secondo l’Istat nei prossimi 50 anni, il Sud potrebbe perdere 4,2 milioni di abitanti, un quinto della sua popolazione, verso il Nord o l’estero.

Infine dobbiamo registrare un crollo verticale degli investimenti, giusto?

Gli investimenti al Nord si sono ridotti di un quarto tra il 2008 e il 2013 mentre al Sud sono diminuiti di un terzo. Di contro le esportazioni dal nord sono cresciute del 2,9% lo scorso anno, quelle dal sud si sono ridotte del 4,7%. La perdita di capitale umano, insieme con i bassi investimenti, sta prosciugando le risorse di cui ha bisogno la regione per recuperare.

Eppure si confida sulla ripresa economica attestata dai primi segnali. Lei che cosa pensa a questo proposito?

La debole ripresa economica, i tiepidi segnali sulla riduzione della disoccupazione e sulla crescita degli investimenti, la pur ottima performance dell’export risentono delle tendenze negative che continuano a manifestarsi nella parte debole del Paese. Il Mezzogiorno resta un grande ostacolo allo sviluppo del Paese, presente e futuro. Il Sud appare quasi come un paese diverso, ove persistono caratteri peculiari che frenano la crescita e abbassano i valori medi italiani.

Il divario continua ad allargarsi lungo una deriva, grave e pericolosa, di impoverimento del capitale umano, della diffusione del sommerso, della patologica inadeguatezza infrastrutturale.
Si, si tratta di fattori che minano la fiducia di cittadini e imprese, lasciando spazi a forme di “selezione avversa” che favoriscono i peggiori a discapito degli innovatori, specie nella pubblica amministrazione. Ne soffrono in particolare il lavoro, i giovani e la nascita di nuove imprese.

In questo contesto, come si fa a parlare di rilancio del Sud come condizione di crescita italiana. Come può arrivare questo input ai membri del governo fino ad influenzare la loro visione?
E’ fin troppo evidente che il rilancio del Mezzogiorno può e deve rappresentare una priorità assoluta se si vuol eliminare quella zavorra che pesa sulla performance nazionale di crescita, occupazione, export, ecc. Occorre un forte impegno civile che non può che venire dalla mobilitazione delle forze economiche e sociali a sostegno di una rifondazione di una politica tutta orientata alla creazione nel Sud di un ambiente favorevole allo sviluppo umano, quale condizione necessaria per il rilancio economico e per la ricostituzione della fiducia tra le nuove generazioni.

E’ questo il fronte su cui è impegnata da più di un anno la Fondazione Matching Energies. Qual è il suo giudizio sulle iniziative che ha intrapreso, tra cui il sostegno al Manifesto delle 3 E?
Il mio giudizio è molto positivo. La Fondazione Matching Energies è fortemente impegnata, con proposte concrete e azioni di mobilitazione, a disegnare nuovi e più efficaci percorsi di sviluppo del Sud, in certo senso assumendo una funzione di orientamento della società civile verso obiettivi di crescita economica e sociale. Obiettivi che, però, non possono fare a meno di un forte recupero dei valori etici, della correttezza dei comportamenti e della moralità nelle relazioni, e di quelli estetici, che vanno intesi in termini di tutela e valorizzazione del paesaggio e delle bellezze naturali.

Che significato assume, in Italia e nel Sud, lo sforzo di tenere insieme economia, etica ed estetica?
Coniugare economia con etica ed estetica significa tendere a rivalutare il rapporto individuo-ambiente, particolarmente trascurato se non compromesso nel Mezzogiorno, e ad evidenziare che il rilancio economico non può far a meno del recupero dei valori di moralità e di tutela del bello. Altrimenti, come purtroppo evidenzia l’esperienza passata, ogni iniziativa appare estemporanea e ogni politica effimera e breve respiro.

Un anno di lavoro della Fondazione che è sfociato in un documento: la proposta di otto punti sottoposta al consigliere economico di Mattero Renzi, Yoram Gutgeld, nell’incontro promosso il 9 marzo scorso.

Gli obiettivi che vanno nella direzione giusta. Ritengo tuttavia che due aspetti vadano specificati meglio.

Prego, faccia pure.
Per migliorare la formazione professionale della classe dirigente, penso sia più opportuno avvalersi delle capacità della Scuola superiore di formazione della Pubblica Amministrazione, peraltro già presente a Caserta, anziché avvalersi del Formez, che mi sembra ormai avviato alla soppressione e che comunque non dispone più di strutture e organizzazione adeguate. Poi la più che giusta ed urgente necessità di lotta alla microcriminalità va estesa anche alla lotta alla corruzione, attuando i dettami della nuova legge recentemente approvata. Occorre agire sulla formazione dei giovani fin dall’asilo e dalle scuole introducendo insegnamenti pratici di educazione civica.

Ma la corruzione infetta i gangli del sistema politico ed amministrativo, soprattutto Regioni e Comuni. Non crede?
Certo. Bisogna stimolare le autorità locali (Comuni e Regioni) di adottare regole virtuose di carattere amministrativo che inducano individui e imprese a comportarsi in modo coerente con i valori riconosciuti di convivenza civile e di corretto svolgimento dell’attività d’impresa. Ma c’è di più. Il Mezzogiorno è l’avamposto del Mediterraneo. Bisogna restituirgli questa vocazione mettendolo in condizioni di internazionalizzare la propria economia. E’ noto che l’export dei prodotti del Sud è penalizzato dall’appartenenza all’euro, che è un dato di fatto (d’altra parte ci sono altri vantaggi). Ritengo, quindi, che sia necessario rendere i territori meridionali più attrattivi agli investitori esteri e, tramite questi, favorire le forniture locali e l’export.

Vuole aggiungere qualche sua proposta agli otto punti evocati dal Manifesto?
Si, agli obiettivi indicati dal gruppo di lavoro, ne aggiungerei altri che penso fattibili e ad alto impatto sullo sviluppo del Sud.


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