Aumenta il divario economico tra Nord e Sud del Paese. Lo evidenzia il Rapporto dell’Osservatorio Banche-Imprese di economia e finanza (Obi). In particolare, si legge nel documento, “per il Mezzogiorno il recupero delle posizioni pre-crisi del 2008 si sposta al periodo 2028-2030” mentre “il divario tra le due principali macro-aree d’Italia dopo aver mostrato un contenimento tra il 2015 ed il 2017, si acuisce a partire dal 2018”.
La quota del valore aggiunto totale dell’economia meridionale sul valore aggiunto totale nazionale nel corso degli anni si è ridotta fino al 22,8% del 2018 e le proiezioni per il quinquennio 2019-2023 confermano questo andamento con il “peso” del Mezzogiorno che è destinato a ridursi fino al 22,6% nel 2023.
Sempre secondo Obi nel quinquennio 2019-2023 la crescita media annua del valore aggiunto italiano si attesterà “allo 0,8%, con il Nord Est a più 0,8%, il Nord Ovest più 0,7%, il Centro più 0,9% e il Sud fanalino di coda a più 0,6%”.
Quindi il divario del Sud rispetto alle altre aree del Paese torna – secondo lo studio – ad allargarsi nei prossimi anni con l’economia del Mezzogiorno che non riuscirà a raggiungere il livello pre crisi del 2008 rispetto alla dinamica delle altre macro-aree che l’hanno già raggiunto (Nord Est) o si apprestano a farlo nei prossimi tre anni (Nord Ovest e Centro Italia).
Anche l’occupazione nel Meridione “dovrebbe evidenziare una crescita più contenuta (0,6% medio annuo rispetto allo 0,8% delle altre macro-aree)”. Nel quinquennio di previsioni quindi, secondo l’Obi, “altre macro-aree del Paese dovrebbero superare i livelli di occupazione precedenti la crisi mentre per il Mezzogiorno, agli attuali ritmi di crescita previsti, tali livelli saranno raggiunti solo nel 2026”.
In questo scenario, sempre secondo le rivelazioni del Rapporto, il contributo del meridione all’economia italiana continuerà a scendere. Un calo, viene sottolineato, “causa, ed effetto, delle negative dinamiche socioeconomiche registrate nel Mezzogiorno in questi anni, tra le quali il calo dell’occupazione (dal 46,3% del 2004 al 44,5% del 2018) e la crescente migrazione di giovani del Sud (negli ultimi 16 anni quasi 600.000).

(Fonte: Rapporto Osservatorio Banche e Imprese)

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