Il caro energia resta una delle principali preoccupazioni per le imprese italiane, soprattutto in settori energivori come quello della carta, fiore all’occhiello del Made in Italy e tra i più sostenibili d’Europa, con oltre l’85% di riciclo negli imballaggi. Ma come rilanciare la competitività industriale senza rinunciare alla transizione ecologica? Tre sono le proposte emerse in risposta all’articolo di Ferruccio de Bortoli su L’Economia del 28 luglio in una lettera di Lorenzo Poli (in foto), presidente di Assocarta, inviata al Corriere della Sera.
Primo: intervenire sui costi di trasporto del gas, rimborsando i corrispettivi a monte dell’ingresso nella rete italiana. Un’azione concreta per alleggerire la bolletta, soprattutto considerando che il 95% del gas importato arriva dal Sud, ma il prezzo di riferimento resta il TTF di Amsterdam, spesso scollegato dalla realtà italiana e gravato da un differenziale fino a 5 €/MWh.
Secondo: istituire un servizio di “liquidità” che permetta l’offerta di gas a prezzi competitivi rispetto al TTF, sfruttando le importazioni da LNG e gasdotti meridionali. Questo strumento garantirebbe quantità sufficienti per calmierare i prezzi e sostenere industria e termoelettrico, fondamentali per la sicurezza energetica nazionale.
Terzo: semplificare le procedure per il rilascio dei titoli minerari per l’estrazione del gas nazionale, senza ricorrere al fracking. Una misura strategica per rafforzare l’autonomia energetica, in un contesto geopolitico sempre più incerto.
Infine, si invoca maggiore trasparenza: Arera dovrebbe estendere la sua indagine sul costo dell’energia anche alle concessioni idroelettriche e al differenziale tra TTF e PSV. Perché sull’energia serve più luce. Anche sotto l’ombrellone.
