In un futuro non troppo lontano parte dell’energia prodotta da fonti rinnovabili potrebbe arrivare dallo spazio. L’installazione di pannelli fotovoltaici fuori dalla superficie terrestre garantisce un approvvigionamento di luce solare inesauribile. Poiché nello spazio non c’è alternanza di stagioni e il sole splende sempre. Fin qui, però, il problema maggiore è stato quello di studiare un metodo per trasportare sulla terra l’energia prodotta. Gli scienziati del California Institute of Technology (Caltech) lavorano a una soluzione, che inizia a farsi sempre più realistica: il loro prototipo, nome in codice Maple (o Microwave Array for Power-transfer Low-orbit Experiment), ha infatti concluso con successo il primo test di trasferimento wireless di energia con microonde nello spazio. Un traguardo che potrebbe realmente aprire le porte alla produzione di energia solare nell’orbita terrestre. Maple è formato da un gruppo di emettitori di microonde pensati espressamente per l’utilizzo nello spazio, e controllati da speciali chip che permettono di modificare con grande precisione le radiazioni elettromagnetiche prodotte da ciascun emettitore. Maple, infatti, non è datato di alcuna parte mobile, ma sfrutta le interferenze costruttive e distruttive tra le onde elettromagnetiche prodotte da ciascun emettitore per indirizzare con precisione il raggio di microonde risultante.

 

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