
Nonostante il passare degli anni e dei decenni, l’Italia continua a scontare un costo dell’energia elettrica superiore a quello dei Paesi vicini e concorrenti, penalizzando così la competitività delle imprese italiane. Oltre a questo, il sistema economico è sottoposto a nuove pressioni dovute alla transizione energetica accelerata e alla necessità geopolitica di ridurre la dipendenza dalle fonti energetiche estere, soprattutto a causa dei conflitti che interessano le regioni circostanti.
Il problema è complesso e ramificato, ma esiste una soluzione? Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, sostiene il ritorno al nucleare, proponendo l’adozione di centrali di piccola taglia come possibile risposta. Secondo Aurelio Regina, delegato per l’energia di Confindustria, le aziende italiane pagano l’energia più del doppio rispetto alla Francia, un terzo in più della Germania e il 38% in più della Spagna. Regina attribuisce questa disparità sia a ragioni strutturali, come la lentezza dei processi autorizzativi e la conformazione geografica, sia a scelte strategiche. Il mix energetico italiano è infatti sbilanciato sulle centrali termiche a ciclo combinato, che producono energia a costi più elevati rispetto alle soluzioni francesi, tedesche e spagnole.
Come se ne può uscire? Regina ritiene che il nucleare sia la via più praticabile, soprattutto considerando la crescente elettrificazione dell’economia italiana legata alla decarbonizzazione e alla mobilità elettrica. I consumi energetici, attualmente pari a 320 TeraWatt annui, dovrebbero raggiungere i 400 TeraWatt entro il 2040 e i 600 TeraWatt nel 2050, raddoppiando i livelli attuali. Pur essendo favorevole alle rinnovabili, Regina evidenzia la difficoltà di generare e immagazzinare a costi sostenibili l’enorme quantità di energia necessaria, considerando anche la scarsità di aree idonee a tali scopi, ulteriormente ridotte da recenti decreti governativi e dai numerosi ostacoli locali.
In questo contesto, secondo quanto si legge in un articolo del quotidiano La Stampa, i reattori nucleari di piccole dimensioni potrebbero rappresentare una soluzione praticabile e sicura. Ne basterebbe uno per alimentare un intero distretto industriale, e con venti o venticinque si potrebbe soddisfare il fabbisogno energetico di tutto il Paese.
Ma l’energia è davvero un problema così grave per l’Italia? Sebbene si parli da decenni di deindustrializzazione, l’Italia resta la seconda potenza industriale ed esportatrice d’Europa. Regina spiega che questo è vero solo in parte: dal 2009 al 2021, l’Italia ha perso il 25% della capacità industriale, un calo simile a quello di altri Paesi europei. A tenere duro sono state le piccole e medie imprese, mentre le grandi aziende, soprattutto quelle con elevati consumi energetici, hanno perso terreno.