Di seguito un ampio estratto dell’intervento di Adriano Giannola (in foto), presidente della Svimez, pubblicato sull’edizione del quotidiano Roma del 10 giugno 2025. 

Napoli, come altre aree del Sud, rappresenta un territorio di frontiera sotto molti aspetti, a partire da quello geologico. Questo la rende potenzialmente capofila di una strategia energetica innovativa.

Attivare tre siti vulcanici – Vesuvio, Campi Flegrei, Ischia – per l’utilizzo sicuro delle più moderne tecnologie geotermiche fornirebbe un apporto energetico significativo. La geotermia, soprattutto nella sua forma a bassa entalpia (cioè sfruttando il calore del sottosuolo a profondità limitate, non oltre i 200 metri), consente perforazioni a costi contenuti, in totale sicurezza, e con un grande vantaggio: la possibilità di rispondere alla domanda energetica in aree densamente urbanizzate.

Esiste quindi un consistente potenziale di energia rinnovabile nel capoluogo partenopeo. L’ampia disponibilità della risorsa geotermica potrebbe favorire una rapida sostituzione delle caldaie tradizionali con pompe di calore geotermiche, per il riscaldamento e il raffrescamento di edifici pubblici e privati – sia residenziali che produttivi – in tutta l’area metropolitana.

Il Centro Storico di Napoli, con le sue viscere attraversate da decine di gallerie, cunicoli, cisterne e passaggi scavati nel tufo vulcanico, rappresenta un ambiente ideale per questo tipo di scambio termico.

Per questo motivo propongo all’amministrazione comunale di avviare un progetto pilota che lanci la sfida delle Comunità Energetiche, alimentate non solo dal sole ma anche dal calore continuo e fertile della madre terra.

Due modalità, entrambe geotermiche, per un unico obiettivo: fornire energia elettrica non fossile o ridurre il fabbisogno elettrico attraverso la sostituzione dei sistemi tradizionali.

Le Comunità Energetiche rappresentano un esempio concreto di collaborazione pubblico-privato da strutturare con l’obiettivo di innovare, soddisfare bisogni energetici fondamentali e, al tempo stesso, generare ritorni economici significativi per le istituzioni locali che sapranno attivare, partecipare e supervisionare lo sviluppo.

La geotermia, inoltre, si distingue per un primato di efficienza, con una resa pari al 100% della potenza installata, a fronte del 20% del solare e del 25% dell’eolico. La sua flessibilità dimensionale permette oggi interventi anche in zone ad alta densità urbana.

L’attivazione di un circuito produttivo-geotermico diffuso – dalla produzione al servizio – implicherebbe anche l’impiego di un elevato numero di operatori con profili differenti, inclusi giovani con alto potenziale da formare. Un contributo concreto alla più grande sfida ambientale del nostro tempo: una Napoli a zero impatto.

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