“In seguito alla decisione della Commissione Europea di lanciare una nuova strategia europea per l’idrogeno si stanno moltiplicando i commenti più disparati e contrastanti sull’idrogeno e sulle prospettive economiche e di mercato che apre. Vale la pena riassumere alcune critiche per misurarne la consistenza”. Lo scrive Angelo Consoli, fondatore del CETRI – Circolo Europeo per la Terza Rivoluzione Industriale, in un intervento pubblicato sull’Huffington Post. “In realtà ci sono eccessive quantità di energia rinnovabile che vanno sprecate o non vengono neanche prodotte, come è il caso degli impianti eolici nel Subappenino Dauno che vengono fermati quando più forte è il vento, perché altrimenti la loro produzione di elettricità manderebbe in sovraccarico la rete. Se vi fossero dei sistemi di accumulo tramite l’idrogeno in corrispondenza di questi impianti, quell’energia potrebbe essere prodotta, accumulata e poi immessa in rete gradualmente quando gli impianti sono fermi, e così la produzione eolica verrebbe massimizzata. Stessa cosa vale per gli impianti fotovoltaici”, spiega Consoli. Che poi aggiunge: “uindi per produrre idrogeno, prima di cominciare a pensare alla costruzione di nuovi impianti, sarebbe consigliabile verificare i margini di sfruttamento ulteriore di quelli esistenti. Poi è ovvio che bisognerà, in una prospettiva di più lungo termine, pensare anche a nuovi impianti. La strategia europea per l’idrogeno, infatti, ipotizza che entro il 2030 sarà necessario installare più di 40 GW di elettrolizzatori per produrre idrogeno verde da fonti rinnovabili e dagli 80 ai 120 gigawatt di solare ed eolico supplementari per un investimento variabile da 220 a 340 miliardi di euro”.
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