
Nel 2025, l’Italia avrà una capacità installata stimata di 83 GW, ma entro il 2050 dovranno essere rinnovati 73,8 GW, con un costo previsto di 48,3 miliardi di euro, destinati principalmente a fotovoltaico e idroelettrico. Questo emerge dallo studio “Net Zero: la sfida e il potenziale delle energie rinnovabili al 2050”, presentato oggi a Milano durante il workshop “Net Zero Economy al 2050: miraggio o realtà?”, organizzato dalla società di ricerca Agici nell’ambito dell’edizione 2024 dell’Osservatorio internazionale rinnovabili, con la partecipazione dei principali operatori del settore. Lo scrive Il Sole 24 Ore in un articolo pubblicato nell’edizione del 17 settembre 2024.
«È un tema molto rilevante per operatori e finanziatori», ha affermato Marco Carta, amministratore delegato di Agici. Lo studio evidenzia che il 70% degli impianti idroelettrici è stato costruito prima del 1980, mentre circa due terzi degli impianti eolici e fotovoltaici risalgono al periodo 2007-2014. Di conseguenza, saranno necessari investimenti immediati per l’idroelettrico, mentre per solare ed eolico, «nel solo triennio 2035-2037 potrebbero essere richiesti fino a un terzo dei costi complessivi stimati». Tuttavia, lo studio esclude gli impianti rifatti tramite incentivi e quelli di termovalorizzazione.
Gli investimenti nell’idroelettrico sono attualmente bloccati dal problema delle concessioni scadute, un tema sentito da tutti gli operatori. L’Italia, unica in Europa, ha deciso di riassegnarle tramite gare pubbliche, sebbene il processo sia rallentato da ricorsi e blocchi. «Sbloccare la situazione potrebbe mobilitare tra i 10 e i 15 miliardi di euro nei prossimi dieci anni», ha osservato Giuseppe Argirò, amministratore delegato di Cva. Ha sottolineato inoltre che gli operatori delle rinnovabili sono pronti a investire nella filiera nazionale per potenziare impianti di grande scala, rafforzare la rete e sviluppare lo stoccaggio di energia. Tuttavia, è necessario modificare l’attuale quadro normativo, che ostacola lo sviluppo di nuovi impianti e il rinnovamento (revamping) di quelli esistenti. Argirò ha evidenziato l’importanza di semplificare le procedure burocratiche per evitare che l’Italia resti svantaggiata rispetto agli altri Paesi europei.
Anche Nicola Monti, amministratore delegato di Edison, ha concordato sull’importanza di sbloccare il settore idroelettrico e ha aggiunto che Edison è pronta a ricostruire quattro impianti eolici, raddoppiando così l’energia prodotta. Monti ha evidenziato la necessità di un iter autorizzativo semplificato per i progetti di repowering, che consistono nel miglioramento tecnologico di impianti esistenti.
Paolo Merli, amministratore delegato di Erg, ha sottolineato che il repowering di un parco eolico, mantenendo la stessa superficie occupata e dimezzando il numero di turbine, permette di raddoppiare la potenza installata e triplicare la produzione energetica, grazie alle nuove tecnologie. Tuttavia, in Italia, i complessi e lunghi iter autorizzativi e le penalizzazioni tariffarie frenano tali interventi. Merli ha evidenziato che il repowering dovrebbe beneficiare di priorità autorizzativa, come già previsto dalla normativa europea, e di migliori condizioni tariffarie per compensare i maggiori costi legati allo smantellamento anticipato degli impianti esistenti.
Marco Carta ha concluso affermando che «le aziende sono pronte a fare la loro parte, ma ora è necessario un intervento politico». Le lungaggini burocratiche e i provvedimenti in contrasto con il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC) stanno rallentando gli investimenti, rendendo urgente accelerare i processi di implementazione. Le principali utility italiane ed europee prevedono un aumento di capacità di 147,6 GW (+63%) entro il 2030, con investimenti complessivi di 174,3 miliardi di euro, di cui 42 miliardi per gli operatori italiani (A2A, Hera, Acea, Cva, Iren, Edison, Enel, Snam, Eni, Erg) per 28 GW aggiuntivi entro il 2030.