Nonostante le chiusure mandino in fumo molto più fatturato al Nord che al Sud, l’impatto sull’economia e sull’occupazione nel Mezzogiorno sarà di gran lunga peggiore, prevede la Svimez: “La struttura più fragile e parcellizata dell’occupazione meridionale si è tradotta in un lockdown a maggiore impatto sugli occupati indipendenti (42,7% rispetto al 41,3% del Centro e del Nord). Sono fermi circa 2,5 milioni di lavoratori autonomi interessati, oltre 1,2 milioni al Nord, oltre 400 mila al Centro e quasi 700mila nel Mezzogiorno”. Al Sud si concentrano inoltre circa 800 mila lavoratori irregolari e 800 mila disoccupati che per effetto della crisi non potranno accedere al mercato del lavoro. “La maggiore fragilità e precarietà del mercato del lavoro meridionale – conferma la Svimez – rende più difficile assicurare una tutela a tutti i lavoratori, precari, temporanei, intermittenti o in nero, con impatti rilevanti sulla tenuta sociale dell’area”. Non solo: più in generale, considerata la maggiore fragilità delle imprese meridionali, la loro probabilità di uscire dal mercato è “4 volte superiore rispetto a quelle del Centro-Nord”. Nel report firmato dal direttore Luca Bianchi si evidenzia come il lockdown abbia mandato in fumo 47 miliardi di euro al mese, 10 dei quali nell’area del Sud Italia. Tuttavia, spiega proprio Bianchi, “nonostante un danno economico inferiore rispetto al resto del Paese il meridione rischia di più in prospettiva perché ha un sistema molto fragile”.

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