“La discussione sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) si sta svolgendo su aspetti specifici e temi di natura politica più che sui limiti di impostazione e sulle incertezze di elaborazione. Alcuni commentatori hanno provato a ricondurre il confronto su questi argomenti e l’intervento, certamente non ostile, del Commissario UE per gli Affari Economici ha sottolineato la necessità di “introdurre procedure straordinarie con leggi capaci di accelerare gli investimenti”. Lo scrive l’economista Amedeo Lepore in un intervento pubblicato sulle colonne del quotidiano Il Mattino il 3 gennaio 2021. Parlando dei soldi del Recovery Fund e del Piano nazionale di Coesione, Lepore scrive che  “questi fondi dovrebbero, per loro natura, essere aggiuntivi e assicurare una svolta in termini di ripresa e sviluppo, favorendo un cambiamento di paradigma nel funzionamento delle istituzioni, nella capacità di organizzazione produttiva e di trasformazione del sistema economico e sociale italiano. I difetti di impostazione nella preparazione del PNRR sono evidenti: la mancanza di scelte definite di governance, l’assenza di procedure adeguate ai tempi di spesa, la debolezza dell’impianto delle riforme e la costruzione del programma a partire da una miriade di progetti esistenti, senza una chiara indicazione di impatto sull’economia. Un malinteso realismo nell’approccio al Recovery Plan, che vorrebbe affrontare questa scadenza eccezionale come un aggiornamento di strategie pregresse, può far precipitare l’Italia in una condizione analoga a quella dell’avvio dell’età di crisi negli anni settanta, che segnò l’incapacità di cogliere la fine del modello fordista e la necessità di un nuovo tipo di sviluppo. Il Paese si attardò in una mera ristrutturazione dei settori industriali tradizionali, collocati soprattutto nel Nord, e non fu in grado di intraprendere una coraggiosa innovazione di sistema, trascurando perfino i traguardi conseguiti nel corso del miracolo economico”.
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