“Nell’infuriare dell’anniversaristica che celebra personaggi ed eventi, passa sotto silenzio il trentennale della chiusura dell’AgenSud, ultima propaggine della celeberrima Cassa del Mezzogiorno. Promossa da Pasquale Saraceno e, tra gli altri, dal pugliese Donato Menichella, da Francesco Giordani e Rodolfo Morandi, istituita nel 1950 e presieduta dal 1955 al 1976 da Gabriele Pescatore, la Cassa segna l’epoca dell’Intervento Straordinario. Decisamente un cambio di paradigma nella storia nazionale.
Sul tema, una letteratura sterminata ne ricorda meriti e demeriti. Tra i primi, il dato incontrovertibile che il punto massimo di convergenza tra Nord e Sud fu raggiunto all’inizio degli Anni Settanta. Fase, per certi versi miracolosa. Mentre nei ministeri economici si alternavano Ferrari Aggradi, Vanoni, Campilli, Ugo La Malfa, in Svimez – vero e proprio think tank dello sviluppo – erano attivi Rossi Doria, Graziani, Cenzato, Guidotti, Garegnani e una nutrita pattuglia di economisti stranieri: Colin Clark, Vera Lutz, Paul Rosenstein Rodan, Jan Timbergen e altri.
Credo che resti ampia traccia di quella stagione nelle «Giornate del Mezzogiorno» che si tenevano alla Fiera del Levante: settembrino appuntamento canonico utile alle classi dirigenti del Paese a tracciare il punto sul divario Nord-Sud e sullo stato di attuazione delle strategie per attenuarlo (oggi che la Fiera è alla ricerca di una nuova mission, non è azzardato auspicare la riscoperta dell’ispirazione morotea che anticipava per metodo e per contenuti ciò che, particolarmente nell’ultimo ventennio, Casa Ambrosetti ha elaborato sostanzialmente in chiave euro-settentrionale)”. Lo scrive il senatore Piero Liuzzi sulle colonne della Gazzetta del Mezzogiorno.
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