Scommettere su Napoli – Incontro con i giornalisti stranieri a Villa Pignatelli – 8 marzo 2016

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NAPOLI, 8 marzo 2016. Villa Pignatelli apre le porte per ospitare una nuova tappa del percorso avviato con la partnership tra Fondazione Matching Energies e il Denaro per il ciclo 2016 di Napoli 2020. L’iniziativa si intitola “Scenario economico, Le sfide della Campania. L’incontro condotto da Massimo Lo Cicero e Alfonso Ruffo, viene aperto dalle relazioni di Massimo Deandreis (Srm) e Paolo Emilio MAstrulli (Banca d’Italia. Segue una sessione di dibattito (“Scommettere su Napoli” – E’ possibile nuovo racconto della città simbolo del Sud?), introdotto dal presidente della Matching Energies Foundation Marco Zigon e dalle relazioni di Domenico De Masi e Isaia Sales. Si prosegue quindi con gli interventi dei giornalisti stranieri Tom Kinghton (Los Angeles Times – Usa), Zhang Lei (Quotidiano del popolo – Cina) e Tobias Piller (Frankfurter Allegemeine Zeitung – Germania), dei direttori Alessandro Barbano, Marco Demarco, Massimo Milone, Antonello Perillo, Ottavio Ragone e del giornalista Paolo Grassi. Ecco una sintesi dell’evento.

Dopo il lancio a Ischia del Manifesto delle 3 (giugno 2014) e i seminari di approfondimento del successivo autunno e del 2015 su Economia (con il vice presidente della Bei Dario Scannapieco), Etica (con Raffaele Cantone, presidente Autorità anticorruzione) ed Estetica (con il fotografo Oliviero Toscani) e i successivi incontri con Yoram Gutgled (consigliere economico del governo Renzi) al Castel dell’Ovo e con l’Intergruppo meridionale in Parlamento, individuando in otto le azioni concrete da seguire per un Nuovo Mezzogiorno, martedì 8 marzo intorno al tavolo di Villa Pignatelli sono convenuti alcuni dei più autorevoli rappresentanti della Stampa Estera e di quella locale per un confronto allargato alla partecipazione di un centinaio tra imprenditori e professionisti, accademici e uomini di cultura.

Un vero e proprio “gruppo di lavoro” che è tornato a riunirsi per concentrarsi sulla città simbolo del Sud, chiedendosi se sia possibile dedicarle un nuovo racconto che la riscatti dall’immagine poco lusinghiera che la definisce.

Ad aprire il dibattito è Mariella Utili, sovrintendente del Polo museale della Campania. Nel suo saluto sottolinea il “grande sforzo” che la Campania sta facendo in campo culturale, contraddistinto dai numeri di presenza in occasione delle domeniche open non solo di siti come Pompei ma in quelli come Palazzo reale e di Castel Sant’Elmo, in cui si sta assistendo ad una crescita costante di visitatori.

 

BANCA D’ITALIA e SRM

L’incontro si è aperto con la presentazione di una ricerca effettuata congiuntamente da Banca d’Italia e Srm, dal quale emerge un quadro  di Napoli e della Campania in chiaroscuro. Per Paolo Emilio Mistrulli  i dati parlano di una regione in grave ritardo rispetto al resto del Paese. Con la crisi degli ultimi anni la regione ha perso dal 2008 al 2014 oltre dieci punti del Pil, 2 punti in più rispetto al dato registrato a livello nazionale. Nello stesso periodo si sono contratti anche gli investimenti privati e quelli pubblici per le infrastrutture”. La situazione di difficoltà si evidenzia anche mediante altri due dati, quelli legati a internazionalizzazione e dipendenza dalla pubblica amministrazione. Solo il 15% delle imprese campane infatti pensa al mercato estero come un possibile sbocco. Oltre l’8,8% delle stesse ha come primo committente la Pubblica Amministrazione.

Dal canto suo il direttore di Srm Massimo Deandreis approfondisce l’analisi sul futuro della Campania ponendo in evidenza alcuni punti strategici da cui partire. Parte dall’assunto che i dati congiunturali dicono che l’economia campana si è contratta, ma non dicono quanto ancora pesa nel contesto nazionale. Il Mezzogiorno detiene ancora un Pil pari a quello di Paesi come la Norvegia e l’Austria. In termini di prodotto interno lordo la Campania compete con Slovacchia o Ungheria. E’ possibile quindi protendere lo sguardo oltre la crisi, e scoprire una regione che ha aree di eccellenza di livello nazionale, come quelle dei distretti o delle filiere produttive, legate alle quattro A: automotive, aeronautico, agroalimentare, abbigliamento. Le «4A» generano nel Sud 10.783 mln di euro di valore aggiunto, pari al 18% dell’Italia. Di questo importo quasi il 39% viene generato dalla Campania per un valore di circa 4,2 miliardi di euro. In Campania il peso delle 4A sul manifatturiero è di circa il 53% contro il 39% del Mezzogiorno ed il 27% dell’Italia. Si può quindi ripartire dai lampi di luce intensa in vaste zone d’ombra, anche perché è dimostrata la forte interdipendenza che restituisce il 40% al Centro Nord d’Italia circa il 40% degli investimenti per acquisti di beni e servizi.

Il vero punto interrogativo resta: dal momento che la forza produttiva del Mezzogiorno si esprime soprattutto in Campania, può Napoli interpretare il ruolo chiave di capitale del rilancio del sud e della ripresa italiana?

 

MATCHING ENERGIES FOUNDATION

Il testimone passa al presidente della Fondazione Matching Energies Marco Zigon, che assume l’incarico di introdurre la seconda parte dei lavori, più specificamente dedicati a Napoli. Egli sottolinea che la crisi ha anche un aspetto positivo: porta in prima linea le imprese che hanno saputo evolvere passando con le proprie attività dall’export alla internazionalizzazione. In uno scenario globale – aggiunge – conta l’integrazione tra le eccellenze, il fare sistema. E conta che economia e contesto sociale siano l’uno il supporto per l’altro. Napoli – conclude Zigon – ha bisogno di una rifondazione che sia economia, etica ed estetica per migliorare la propria reputazione. Oggi la città è percepita come isolata e plebeizzata, si avverte che manca la qualità della politica, ossia la capacità di mobilitare popolo, borghesia e intellettuali attorno a una nuova idea di città. ci un “nuovo racconto” che liberi Napoli dal peso invasivo dell’economia illegale, dei rifiuti, del degrado. La sfida è un rinascimento vero, una nuova identità per Napoli che nasca da un patto tra borghesia e politica per una nuova classe dirigente.

 

L’ANALISI SOCIOLOGICA

Altre due relazioni anticipano gli interventi della stampa estera, e sono di taglio sociologico. Isaia Sales rimarca che non si può pensare ad uno sviluppo economico di Napoli senza un intervento forte sul contesto sociale della città. Il docente di Storia delle mafie al Suor Orsola Benincasa, afferma che uno dei fattori di maggior condizionamento per lo sviluppo della città è la criminalità organizzata, che ha avuto qui un’evoluzione diversa rispetto ad altre realtà del mondo. Nonostante Napoli non sia, in base ai dati, tra le città più pericolose d’Europa e del Mondo, è percepita come tale perché qui il recinto della malavita corrisponde al centro storico, la zona più frequentata dai turisti. A aggiunge: fin quando c’è stato un equilibrio tra l’economia legale e quella illegale, fin quando cioè c’è stata per i giovani l’opportunità di scegliere tra il lavoro in bottega e lo spaccio di droga si è mantenuta una certa pace sociale. Quando si è rotto questo equilibrio Napoli è finita in ciò che è adesso. L’unica via per la rinascita di Napoli passa per il “risanamento del centro storico, la vera opera incompiuta della città.

Di Napoli si occupa anche una recente pubblicazione di Domenico De Masi, docente di Sociologia del lavoro all’Università La Sapienza di Roma, proposta a ciascuno dei partecipanti. Una ricerca che analizza la situazione della città da sette punti di vista: popolazione, economia e lavoro, tempo libero, servizi, società e cultura, devianza e giustizia, classe dirigente. Il risultato è un quadro a tinte fosche,. Ma che presenta anche alcuni distinti punti di luce, come nel turismo. La ricerca si conclude con una serie di previsioni sul futuro della città. Da qui al 2025, si punterà sul risanamento del centro storico e di Bagnoli. Napoli diventerà un sistema produttivo di servizi culturali che saranno parte integrante dell’esperienza del visitatore. Accanto al turismo tradizionale si affermeranno forme di turismo eno-gastronomico e altre offerte profilate. Aumenterà la partnership tra pubblico e privato.

 

I GIORNALISTI STRANIERI

Interviene Tom Kington, corrispondente del Los Angeles Times, il quale richiama gli ultimi articoli da lui realizzati a Napoli: tutti riguardanti fatti di camorra. Sottolinea che la sfida alla criminalità è un problema da affrontare senza mettere la testa sotto la sabbia. Aggiunge che nel pomeriggio visiterà il Tunnel borbonico, quasi a confermare che Napoli deve ripartire dal suo patrimonio storico e culturale. E invita a guardare alla capitale d’Italia, una città che oggi appare nel degrado fisico e morale. La colpa certo è di chi ha governato ma anche dei romani che non hanno voluto vedere lo sfascio evidente già da anni. Ecco dove porta l’ignorare i problemi.

La parola passa a Tobias Piller che invita Napoli ad usare il benchmarking (confronto) in modo sistemico. Analizzare con più attenzione realtà simili di maggior successo aiuta a capire dove qui si è fallito. Torino, per esempio, ha raddoppiato il numero di visitatori da 1 milione e mezzo di notti in albergo a 3 milioni: ha saputo puntare su leve solide come gli eventi e il buongusto”. E invita a guardare con più attenzione allo sviluppo del “sea-front”, il fronte mare, una potenzialità finora inespressa o meglio “sprecata”. E conclude: un progetto di rilancio della città non può non partire dallo sfruttamento di questo valore con la creazione di nuovi alberghi fronte mare.

Per Zhang Lei, corrispondente del Quotidiano del Popolo, ciò che manca alla città di Napoli è lo “spirito competitivo”. Se a Napoli e nel Sud ci sono risorse enormi, è vero anche che non riescono ad emergere è perché manca quella cultura dell’impresa che esiste in altre aree del mondo. Altro fattore determinante per presentarsi a mercati ampi come quello cinese è la “collaborazione” tra imprese, cioè proporsi come macrosistema, un requisito che non sempre è presente in Italia.

 

IL DIBATTITO

Apre il dibattito l’economista Massimo Lo Cicero che parla della necessità di realizzare la “croce del Sud” facendo riferimento all’asse Bari-Milano a cui non fa ancora da contraltare quello formato da Napoli e Torino. Napoli ha tante potenzialità dal punto di vista produttivo che però vanno inquadrate in scelte di politica economica nazionale. Il monito è lanciato al governo ma anche agli amministratori locali, posti con le nuove norme alla guida di vere e proprie aziende in cui il bene principale da salvaguardare non è più quello della cittadinanza ma quello dei dipendenti.

Una sfida che non è semplice come ammette l’assessore regionale alle Attività Produttive Amedeo Lepore che guarda avanti con ottimismo. Punto cruciale è far ripartire gli investimenti. La Regione Campania intende farlo evitando interventi frammentari e puntando alla realizzazione di una vera e propria politica industriale. A tal proposito Lepore ricorda la realizzazione di un ufficio per l’internazionalizzazione e anticipa che a breve ci sarà l’approvazione delle nuove norme in tema di semplificazione nonché la riforma dei consorzi Asi. Assume poi l’impegno è a istituire un tavolo di discussione permanente sul futuro del capoluogo.

Il problema delle scelte politiche da compiere è al centro del l’intervento di Alessandro Barbano, direttore del Mattino, secondo cui la vera sfida per Napoli è quella di accorciare la forbice tra la cosiddetta borghesia e il mondo della politica cittadina. Un richiamo fatto soprattutto agli imprenditori e gli intellettuali che dovrebbero essere più vicini alla città e non solo a pochi mesi dalle elezioni.

Le elezioni a Napoli vedranno per la prima volta confrontarsi tre radicalismi diversi, quello di De Magistris, dei grillini e di Renzi”, osserva Marco Demarco, editorialista del Corriere della Sera. Ciò che però serve realmente a Napoli è “un po’ di radicalismo nelle scelte da compiere”. Riprendendo le proposte di Sales e di Piller, l’ex direttore del Corriere del Mezzogiorno invita a seguire almeno una delle strade indicate.

Al dibattito intervengono anche Paolo Grassi, capo redattore centrale del Corriere del Mezzogiorno, che a fronte dei dati snocciolati sottolinea la presenza di una “economia illegale” per nulla in crisi. Rosalba Impronta, imprenditrice e fondatrice di Made in cloister, si sofferma sulla vivacità delle attività nel centro storico di Napoli. Prendono poi la parola Antonio Ricciardi, economista e segretario generale dell’Ipe, per illustrare le iniziative messe in campo dalla scuola di formazione per porre un argine alla fuga dei cervelli. Francesca Zardini, responsabile della Comunicazione del San Carlo, per rimarcare quanto Napoli sia eccellente in termini di proposta artistica da parte dei teatri del centro storico. Nicola Mozzillo, medico, sottolinea l’importanza della Sanità come “leva di sviluppo”. Quindi tocca al costruttore Domenico Giustino ricordare il più volte citato padre Enzo, che fu tra i promotori del Regno del Possibile, un modello ancora valido per il recupero del centro storico. Pierpaolo Forte, presidente del Museo Madre, evidenzia, ancora una volta, come l’arte possa diventare per il territorio un motore aggiunto “non solo in chiave turistica”.  Il sindaco di Ercolano Ciro Buonajuto invita la classe dirigente della regione a lavorare per far crescere la cultura del lavoro. Infine Ottavio Ragone, caporedattore di Repubblica Napoli, pone l’accento sulla necessità di iniziare a raccontare la città da un punto di vista diverso lontano dalle sindromi del complotto e dell’accerchiamento che troppo spesso attanagliano i napoletani.