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    L’idea di una “stagnazione secolare” che ha colpito come un virus, inestirpabile nel breve periodo, si fa largo tra gli osservatori di fenomeni economici. Tra i primi a parlarne è Larry Summers, ex rettore di Harvard. “Stagnazione secolare” vuol dire bassa crescita per le economie occidentali almeno per i prossimi 10-20 anni. Dovute a un mix di cause: mancanza di domande; aumento della popolazione; peso eccessivo della burocrazia. Sta di fatto che se è vero che dovremo imparare per comunicare con la bassa crescita (o descrescita) il tema degli sforzi pubblici sarà sempre più nevralgico. In generale essa va ridotta nel rapporto rispetto il Pil e quindi utilizzare nel modo più intelligente, ossia con meno sprechi e maggiore focalizzazione: istruzioni, manutenzione, efficienza, riforme sanità e flussi.

Non rimane che ridurre la spesa pubblica per evitare gli errori del passato. La possibilità che le economie avanzare siano finite in una cosiddetta “stagnazione secolare”, come sostiene l’ex rettore di Harvard, Larry Summers, continua a essere tema di dibattito. L’enfasi, sotto forma di maggior spesa pubblica, è volta a evitare la stagnazione.

Ma la crescita economica è destinate a rimanere bassa per almeno un altro decennio, dobbiamo ormai accettare che siamo meno ricchi di quanto pensassimo. Ci toccherà dunque ridurre i servizi forniti dallo stato o pagare.

E’ comunque chiara la necessità di migliorare la composizione della spesa pubblica al fine di aumentare il potenziale di scescita dell’economia. Si tratta di aumentare gli investimenti pubblici e la spesa per l’istruzione, attuare riforme della spesa sanitaria e pensionistica, e condurre expenditure review mettendone in pratica le conclusioni. Chi propone l’ipotesi della stagnazione secolare ha ragione a porre enfasi sulla necessità di aumentare gli investimenti pubblici, soprattutto per la manutenzione. Ma per quanto riguara la spesa pubblica nel suo complesso, le economie avanzate devono ridurre il rapporto rispetto al Pil, riconoscendo che non siamo più ricchi di quanto pensassimo.

La recessione a seguito della crisi iniziata nel 2008 ha portato al più rapido aumento del debito pubblico in rapporto al Pil nelle economie avanzate dopo la seconda guerra mondiale – in media dal 78% nel 2007 al 114% nel 2014. La riduzione di debiti di tale entità diventa obiettivo ancora più lontano a causa della bassa crescita economica che si prospetta nel prossimo decennio.

Per il gruppo delle nazioni avanzate le prospettive di crescita economica durante il prossimo decennio sono meno brillanti di quanto di pensasse prima della crisi. La riduzione della spesa pubblica a livelli coerenti con una crescita economica più modesta sarà una delle sfide che lo caratterizzeranno.

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