Se ci sarà un rincaro dei costi energetici per le famiglie italiane, lo si deve anche allo spread con i bund tedeschi che negli ultimi mesi continua a salire poiché il nostro Paese appare oggi meno credibile nella capacità di restituire prestiti. E’ quindi particolarmente interessante l’articolo dedicato a questo argomento e pubblicato sul Sole 24 ore (29 agosto 2018, pagina 3) a firma di Sissi Bellomo e Jacopo Giliberto

L’Autorità dell’energia, delle reti dell’ambiente – vi si legge – entro novembre dovrà aggiornare per il periodo 2019-2021 il livello di remunerazione degli investimenti effettuati dalle società del settore delle infrastrutture energetiche (gasdotti, stoccaggi di metano, reti elettriche, il servizio di rigassificazione del gas liquefatto). “Questi investimenti- spiegano i giornalisti – sono pagati dagli utenti finali, in pratica da cittadini e imprese che consumano energia… Come incide il mercato dei titoli di Stato sulle bollette viene spiegato poco dopo: se il differenziale tra BTp e Bund tedeschi decennali continua a salire, il rischio rincari riguarda non soltanto la rata del mutuo, ma anche luce, gas e persino acqua. “Molti esperti lo danno già per scontato – si spiega nell’articolo – e, anche se gli aumenti dovrebbero essere contenuti, c’è la possibilità che si sommino con quelli determinati dall’impennata dei prezzi delle materie prime: sui mercati europei all’ingrosso il metano e l’elettricità non sono mai stati così cari nel periodo estivo…”. A meno che entro la fine di settembre non ci sia un crollo dello spread, l’Autorità dell’energia tenere conto del valore più elevato per il “rischio Paese” (con una incidenza che potrebbe variare dall’1,2-1,3%”.

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