Ottima notizia dal fronte ambientale. Siamo forse alla svolta nel trattamento dei rifiuti plastici che tanto danno producono alla qualità delle acque del mare sull’intero globo. La storia positiva comincia quando, alcuni anni fa, un gruppo di scienziati scopre un batterio in grado di “mangiare” la plastica. Primo test in una discarica in Giappon”. Ma è in seguito a un piccolo errore di laboratorio che più di recente è stata costituita una molecola migliore di quella precedente, dalle prestazioni più performanti perché in grado di “mangiare” la plastica più rapidamente. “E’ una grande e concreta scoperta”, si sono affrettati a dichiarare dalla Università di Portsmouth in Gran Bretagna, dove l’ottimismo tiene campo perché sembra di essere giunti alla vigilia di una innovazione utilizzabile per processi sul larga scala.

Ne parla l’inserto “Scienza e Salute” de La Stampa (pagina 24, 18 aprile 2018) e l’aspetto curioso è che alla scoperta si è arrivata grazie a un errore o, per meglio dire, per caso, come altre volte è accaduto nella storia della scienza, la più famosa è la scoperta della penicillina ad opera di Alexander Flaming. “Un enzima che esiste in natura – si legge nel breve articolo – è stato modificato per errore in laboratorio, trasformandosi in un alleato per l’ambiente potenzialmente formidabile. Riesce, infatti, a digerire la plastica più comune e diffusa, come il «Pet», il polimero «Polyethylene terephthalate», di cui sono fatte le onnipresenti bottiglie”.

Il clamoroso risultato è stato ottenuto da Harry Austin (Università di Portsmouth in Gran Bretagna) e Gregg Beckham (Laboratorio per le energie rinnovabili, «Nrel», del dipartimento per l’Energia degli Usa).

Insomma si apre una seria prospeettiva alal possibilità di ridurre e, nel tempo, debellare, la formazione di isole di rifiuti plastici negli oceani che contaminano i cibi e l’acqua con le microfibre. Per questo di dovrà continuare a lavorare sull’enzima per renderlo ancora più efficiente e per poterlo utilizzare a livello industriale.

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