EDICOLA ENERGIA / L’AFRICA SUB SAHARIANA HA BISOGNO DI ELETTRICITA’. Ecco che cosa può fare l’Unione Europea.

HomeMef MagazineEnergiaEDICOLA ENERGIA / L’AFRICA SUB SAHARIANA HA BISOGNO DI ELETTRICITA’. Ecco che cosa può fare l’Unione Europea.


L’accesso all’energia può essere un fattore decisivo per la crescita economica e sociale e un deterrente per le ondate migratorie. Ne scrive sul Sole 24 ore (14 agosto 2017) Simone Tagliapietra, richiamando il G7 di Taormina e il G20 di Amburgo.

“La crisi migratoria – si legge nell’articolo del ricercatore senior della Fondazione Eni Enrico Mattei e Fellow del think thank europeo Bruegel- ha infatti risvegliato, particolarmente in Europa, l’attenzione sul continente, sulle sue problematiche e sulle sue prospettive future. Andando oltre i più classici temi della cooperazione internazionale allo sviluppo, sia il G7 a guida italiana che il G20 a guida tedesca hanno posto un’inedita enfasi sulla necessità di promuovere l’accesso all’energia nell’Africa sub-sahariana”.

Da dove può partire allora l’azione dell’Unione europea. Da massicci investimenti, per cominciare, sull’accesso all’elettricità di due terzi della popolazione dell’Africa sub sahariana.

L’articolo sviluppa il ragionamento sulla base di alcuni dati.  E’ pari a 100 miliardi di dollari l’anno la stima degli investimenti per garantire l’accesso universale all’elettricità entro il 2030 a tutta la popolazione dell’Africa sub-sahariana, in linea con l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, a fronte degli attuali 10 miliardi di dollari che vengono investiti annualmente nel settore elettrico della regione.

“Ma le compagnie energetiche europee e internazionali – ecco il punto critico – faranno fluire i loro investimenti in Africa sub-sahariana solo nel momento in cui vi saranno le condizioni politiche e regolatorie per farlo”.

Per superare le barriere di tipo politico e regolatorìo che continuano a rallentare il flusso di investimenti privati internazionali, il suggerimento è “favorire attraverso partenariati pubblico-privati l’elettrificazione delle zone rurali, dove attualmente vivono i tre quinti della popolazione sub-sahariana”.

E si cita l’esempio della presidenza Obama, che nel 2013 lanciò il programma “Power Africa”. Si trattò di un’iniziativa finalizzata “a coordinare, attraverso un’unica piattaforma pubblico-privata, le azioni americane riguardanti l’elettrificazione dell’Africa precedentemente espletate da 12 diverse agenzie governative e da più di cento partner privati (compagnie energetiche, banche di investimento, investitori istituzionali)”.

Un altro esempio? Nel contesto di”PowerAfrica” è stato inoltre creato il programma “Beyond the Grid”, finalizzato a stimolare gli investimenti in soluzioni di elettrificazione off-grid e mini-grid in zone rurali.

Occorre quindi superare la frammentazione delle iniziative europee a sostegno dell’accesso all’energia in Africa sub-sahariana che “limita la visibilità degli sforzi europei e ne circoscrive, di fatto, l’impatto finale”. E seguire l’esempio di “Power Africa”, canalizzando gli sforzi all’interno di un’unica piattaforma europea, che potrebbe prendere il nome di “EU Electrify Africa Hotspot”.