“La transizione energetica è avviata ma giorno per giorno si devono fare passettini per garantirla. Il fatto che quotidianamente se ne discuta come se la svolta fosse dietro l’angolo non significa che il più è fatto, al contrario”. A dirlo è Stefano Cao, ceo di Saipem, in una intervista al ‘Corriere della Sera Economia’. “Tutti sappiamo – continua il manager – che fonti fossili come il petrolio producono CO2. E che a tendere dobbiamo arrivare quasi all’azzeramento di questa CO2 che avvelena il pianeta. Ma da qui al 2050 dobbiamo continuare a realizzare impianti che producano energia rinnovabile come i nostri parchi eolici offshore e sviluppare le nuove tecnologie come il Kitegen (aquilone eolico) e le correnti marine. Dovremo usare sempre di più l’idrogeno. Nel frattempo catturare e stoccare la C02 che comunque verrà prodotta. La nostra divisione E&C Onshore ha ordini che per il 70% non sono legati ad attività oil related. Nonostante ciò investitori e analisti finanziari ancora mettono in relazione il valore delle nostre azioni al prezzo del petrolio”. L’Italia, conlcude Cao, possiede risorse naturali “ma, per paura di gestire il territorio, si rischia di danneggiare l’intera nazione. Si pensi alle risorse di gas naturale, attualmente la fonte energetica che possiamo definire più ambientalmente accettabile perché garantisce il passaggio alle rinnovabili con le minori emissioni possibili. L’Italia dispone di importanti riserve di gas che non utilizziamo, soprattutto nel mar Adriatico, con il risultato che potrebbero essere altri Paesi a perforare e ad attingere a risorse che sono anche nostre. Risorse che, se non sfruttate, a valle della transizione energetica perderebbero qualsiasi valore”.

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