“Una nuova comunità contro l’indifferenza”. E’ questo il titolo dell’ultimo articolo scritto da Antonio Napoli per la rubrica “Milano/Napoli” ospitata dal Corriere del Mezzogiorno (3 luglio 2018 pagina 11). Un pezzo che prende a spunto una mostra nel capoluogo lombardo che ricorda la figura del sindaco socialista Caldara, che dopo Caporetto accolse i reduci della disfatta. Un esempio a cui guardare anche a Mezzogiorno, oggi più che mai investito dalla disgregazione politica. Ecco uno stralcio dell’intervento che si sofferma sulle ragioni, ritenute fondamentali, della scarsa inclinazione delle classi dirigenti meridionali alla resistenza civile e alla condivisione di un comune destino.

“E’ giunto il momento – scrive Napoli – di interrogarsi su quale passaggio della nostra storia unitaria dobbiamo tornare a considerare per capire meglio non solo la crisi di identità in cui versiamo, ma anche l’assenza di una coscienza pubblica e nazionale, la carenza di una cultura dello Stato, la delusione per il sogno europeo”.

 

FACILI CHIMERE

“Sicuramente – prosegue Napoli – il Sud non ha avuto e non ha un ruolo marginale nelle vicende politiche del Paese. Anche stavolta mi riferisco al voto del 4 marzo ha riscoperto un protagonismo politico, arrivando a compattare il proprio voto e decidendo di puntare tutte le proprie carte sulla novità del momento. Ma lo ha fatto ancora una volta intestardendosi a perseguire facili chimere, a difesa di interessi generici, senza essere interessato a negoziare i termini di una più equa distribuzione delle risorse disponibili. In fin dei conti, accontentandosi delle briciole…”.

E quindi si domanda: di chi è la colpa di questo modo di guardare al futuro? Possiamo ancora una volta assolvere per questo le classi dirigenti?

 

TRA LE DUE GUERRE

Una plausibile risposta l’autore la trova in un libro di Elena Canino, “Clotilde tra le due guerre”, diario dedicato alla Napoli degli anni della Seconda guerra mondiale e immediatamente successivi. Vi si trova un pensiero di Croce, raccolto dalla protagonista che ebbe la fortuna di frequentare la sua casa di Sorrento. Si tratta di un paragone che riguarda il carattere distintivo di italiani e tedeschi che risulta molto illuminante anche per comprenderne il profilo antropologico. «Il popolo tedesco – affermava Croce – è meccanico, macchine ben congeniate, perfette, ma se si spezza il minimo congegno in tanta perfezione, per loro è la fine. Il popolo italiano gli è superiore pur nella sua modestia. Spezzato un congegno, rimedia. Fondamentalmente artigiano com’è, conosce mille ingegnosi ripieghi. Sostituisce un mezzo di fortuna e con esso torna a generare il movimento e la vita».

Forse il punto è proprio qui, conclude Antonio Napoli: “Dovremmo semplicemente smetterla di pensare che alla fine, con un po’ di fortuna e la proverbiale fantasia, una soluzione in qualche modo la troviamo sempre”.

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