I sondaggi dicono che il M5S si appresta a sfondare nel Mezzogiorno. I grillini sembrano pronti ad approfittare del vero e proprio crollo del partito di Matteo Renzi nel Sud. Qui il centrodestra non è più così sicuro di raggiungere la maggioranza dei consensi. Da questi dati parte la riflessione che Antonio Polito ha affidato alle colonne del Corriere della Sera del 17 gennaio 2018 (pagine 1-24). Pezzo nel quale l’editorialista intravede il profilo di un Paese divido in tre parti:
• un centrodestra egemone al Nord
• i Cinquestelle dilaganti al Sud
• il Pd confinato al Centro

Insomma, dice Polito, si sta dunque profilando uno scenario in cui il tripolarismo politico può diventare anche geografico. Con una importante novità e cioè l’orientamento di un Mezzogiorno da sempre governativo, che “vota per chi ha il potere o sta per raggiungerlo, sperando che questo gli porti sostegno economico e protezione sociale”. Invece di dare consenso al partito che negli ultimi venti anni ha fatto di più per il Mezzogiorno (basta solo ricordare i benefici di “Resto al Sud”, in fase di lancio o le Zone economiche speciali destinate a dare ulteriore smalto ai porti meridionali), gli elettori meridionali sembrano sul punto di portare voti ai grillini anche scontando le difficoltà di Luigi Di Maio, qualora arrivasse primo alle elezioni, “possa poi davvero trovare le alleanze necessarie per andare a Palazzo Chigi”.
Qual è il motivo, secondo Polito, che porta all’abbandono del Pd, sebbene esso continui a governare Campania, Puglia, la Basilicata, Calabria e, fino a qualche mese fa, anche la Sicilia?
La ragione di fondo sta in una promessa di puro sapore assistenzialista. E cioè la proposta dei Cinquestelle del salario di cittadinanza, “ossia di un salario di 1.950 euro mensili a ogni famiglia che risulti senza lavoro, con due figli a carico maggiori di 14 anni”, carta che Di Maio ha calato giù scegliendo come tribuna il principale quotidiano del Sud, il Mattino. “Resta da capire – è la conclusione di Polito – se il Pd troverà nei prossimi giorni un’idea di politica economica in grado di competere sul piano programmatico con le due proposte, una nordista e l’altra sudista, dei suoi concorrenti, e che non sia troppo stantia, tipo il rilancio del taglio del cuneo fiscale”.
Il Sud appeso quindi a proposte come il reddito di cittadinanza, di scarsa credibilità perché “chi le propone non ha ancora spiegato come possa combinarle con i vincoli del deficit; e, se violasse quei vincoli, come potrebbe continuare ad andare sul mercato internazionale dei capitali per finanziare il debito pubblico”. Infine l’appello a Renzi affinché si inventi qualcosa. Perché “sarebbe in ogni caso imperdonabile per chi ha governato negli ultimi cinque anni presentarsi alle urne semplicemente riproponendo ciò che ha già fatto, e che certo oggi non appare in grado di garantirgli il consenso del Paese”.

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