Anche sulle start up, al Sud è necessario superare il provincialismo. Ne è convinto l’economista Riccardo Varaldo, che dedica all’argomento un ampio intervento sul Mattino del 20 dicembre (pagina 55). “Dal Rapporto annuale della Svimez – spiega Varaldo – vengono alcuni segnali confortanti per l’economia del Mezzogiorno, ma i problemi di fondo permangono”.

L’ANALISI

… e cioè:

Risultato? Il divario dell’Italia Meridionale, a più di 150 anni dall’unificazione, rimane molto elevato, con il suo Pil pro-capite che è solo il 55,8% di quello del Centro-Nord.

 

LA PROPOSTA

Qual è la ricetta allora?

“Non ci può essere crescita economica durevole – prosegue Varaldo senza la creazione di nuovi posti di lavoro stabili, anche per il capitale umano più qualificato… Per un’area come quella del Mezzogiorno che deve assolutamente progredire nell’economia della conoscenza, e prendere il treno della nuova rivoluzione industriale 4.0, c’è un assoluto bisogno di cambiare il modello di sviluppo…”.

Per Varaldo bisogna puntare su imprese decisamente innovative. Come distinguerle? Si tratta di imprese con elevata dotazione di “capitale intellettuale, capitale umano e capitale organizzativo”, grazie a cui sono in grado, se hanno i necessari mezzi finanziari, di contribuire alla crescita dell’economia, dell’occupazione e delle esportazioni più e meglio delle altre. “Sorprendentemente il Mezzogiorno – continua l’economista – è una delle aree più dinamiche in fatto di nuove imprese con potenziale innovativo. Se guardiamo i numeri di questo comparto vediamo che:

“Non si tratta di fenomeni casuali – conclude Varaldo – ma di segnali reali che il Sud, in silenzio, sta innovando e si sta digitalizzando, anche se per ora su piccola scala. … È significativo altresì il fatto che trai dipartimenti universitari di ingegneria, dai quali scaturisce il grosso delle spinoff, ce ne siano nel Sud una decina, di cui la metà in Campania, che secondo le rilevazioni dell’Anvur Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario della Ricerca hanno un livello di qualità della ricerca che è superiore al livello medio nazionale specifico”.

Non si può che concordare con l’analisi proposta da Varaldo: è da queste realtà che si può partire sostenendole con mirati interventi per dar vita al loro interno a quel tipo di ambiente aperto, dinamico e internazionale adatto per far valorizzare in senso imprenditoriale le tecnologie avanzate, frutto della ricerca.

 

IL SEGNALE

Ed è un segnale confortante il fatto che sta crescendo l’interesse per le startup innovative, da parte anche di grandi imprese italiane, tra cui Leonardo, Tim, Ansaldo Energia, Fincantieri, di cui alcune presenti nel Sud.

In conclusione: è “necessario guardare innanzitutto alle punte di eccellenza che esistano nel sistema meridionale della ricerca e dell’alta formazione per aiutarle a diventare, progressivamente, partner intelligenti delle grandi e medie imprese high e med-tech che nell’insieme contano al Sud su una novantina di stabilimenti con circa 50.000 addetti diretti e luoghi privilegiati di germinazione e promozione delle nuove leve dell’imprenditorialità innovativa”.

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