Il bambino? E’ il Sud. E l’acqua sporca? Sono le retoriche che fioriscono sul Mezzogiorno. Parte da un famosissimo proverbio la riflessione di Massimo Adinolfi, editorialista del Mattino, pubblicata giovedì 11 ottobre (pagine 1+47).

Adinolfi si duole del fatto che il “meridionalismo sembra ormai un genere letterario dal quale tenersi alla larga. Per non ripetere vecchi cliché”. Anzi, il tema è da evitare, per “non essere iscritti d’ufficio al partito neoborbonico e vedersi appioppata l’etichetta dei soliti piagnoni”. Insomma parlare del Sud sembra anacronistico e fuori luogo. Lo dimostra il fatto che nel contratto del governo del cambiamento – che consta di 58 pagine – al Mezzogiorno sono dedicate appena 8 righi.

 

COLPI DI PICCONE

In realtà la questione meridionale è morta molti anni prima. “La seconda Repubblica – dice il giornalista – ha scalzato quel principio … che era consistito, lungo tutto il dopoguerra, nel riconoscere, tra i propri compiti storici, il superamento del dualismo tra il Nord e il Sud del Paese”. I colpi di piccone li ha inferti per primo la Lega del Senatùr, che nel ’94 andava al governo col Cavaliere a colpi di federalismo e secessione.

E oggi? “Al suo posto c’è Salvini – sottolinea Adinolfi – che prende voti pure a Napoli e i Cinque Stelle che con il reddito di cittadinanza hanno fatto il pieno di consensi in tutte le regioni meridionali, andando sopra il 50%. Ma non per questo nell’agenda politica del Paese è tornato il Mezzogiorno”.

 

MALEDIZIONE O COLPA ATAVICA

E bene così? Certo che no. Perché “il Paese duale è ancora lì, il Nord in Europa e il Sud in Africa, come a volte si dice con una punta di malcelato razzismo”.

Se non è una maledizione o una colpa atavica che si trasmette di generazione in generazione, poco ci manca. “Di tanta retorica sudista – conclude l’articolo – ci si può sbarazzare senza per questo rinunciare a un’autentica voce meridionalista, a un pensiero e a una visione della società… Una voce che è in grado di denunciare lo stato di minorità in cui versa il Mezzogiorno…”.

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