“Il Movimento 5 Stelle ha eletto nel Sud più della metà dei parlamentari. Ha vinto in tutti i collegi meridionali eccetto in tre. Due napoletani ricoprono un ruolo importante: uno ne è il leader e l’altro è il presidente della Camera. Eppure pure solo 8 righe sono state te scritte sul Mezzogiorno d’Italia nel contratto con la Lega di Salvini e quasi niente di concreto ha detto il presidente del Consiglio nei discorsi tenuti al Senato e alla Camera”. E’ il paradosso su cui punta l’attenzione Isaia Sales sul Mattino dell’8 giugno. Al quale si aggiunge una evidente contraddizione: da un lato i grillini affermano che “tutte le politiche previste per l’intera nazione – aggiunge Sales -avranno automaticamente una ricaduta sulla parte economicamente più debole (e quindi inutile scrivere uno specifico programma), dall’altro nominando un ministro per il Sud.

Sembrerebbe che tutto il pensiero meridionalista dei 5 stelle si riduca a una sola opzione: la proposta del reddito di cittadinanza? “Essi pensano forse – si chiede ancora Sales – che l’arretratezza del Sud è dovuta all’immoralità delle sue classi dirigenti, ai privilegi che hanno goduto, alle loro relazioni con i sistemi mafiosi, per cui basta ripristinare regole morali, abbattere i privilegi politici e stanare le «vicinanze» mafiose che, oplà, la ripresa dell’economia meridionale seguirà di conseguenza”. Siamo dinanzi alla solita riduzione della questione meridionale a problema di natura morale prima che economica?

Forse. Sta di fatto che, continua del Mattino, immoralità e i privilegi non sono generalizzati (c’è generosità e disinteresse in tantissimi amministratori locali) e non sono una caratteristica solo delle classi dirigenti meridionali. “E in ogni caso – afferma – l’immoralità, il clientelismo, il familismo sono una conseguenza del mancato sviluppo non la causa; incidono certo, ma non sono i responsabili unici del divario tra Nord e Sud”.

Basterà il reddito di cittadinanza a determinare una svolta per il l Sud? Per Sales la misura “può accompagnare la riduzione del divario ma non può essere neanche minimamente la strategia per superarlo”. Sempre che, conclude con un po’ di dubitativa amarezza, i Ciquestelle si pongano davvero l’obiettivo di ridurre la distanza tra le due Italie.

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