I temi della decarbonizzazione entrano con sempre maggiore incisività nel campo dell’innovazione tecnologica e industriale. E’ questo l’assunto principale di un articolo a firma di Antonio Panza e Alessandro Navarra apparso sul sito www. lavoce.info e sulla relativa newsletter (Il Punto del 18 ottobre 2016).
L’articolo rammenta che la necessità di nuovi assetti e processi produttivi e l’idea che la riduzione delle emissioni divenga fattore di competitività, rientrano nell’orizzonte anche del progetto Industria 4.0 presentato di recente dal governo Renzi.
“L’entrata in vigore dell’Accordo di Parigi – proseguono gli autori – sul contenimento dei cambiamenti climatici, conseguenza della ratifica di più di 55 paesi rappresentanti oltre il 55 per cento dell’emissioni di gas serra, implica che gli impegni presi in quella sede diventano una realtà precisa da tradurre in misure e atti concreti, ma introducono anche fattori nuovi e diversi nella competizione internazionale”. Insomma la semplice esistenza degli impegni di Parigi introduce tra i fattori della competitività internazionale, il fattore emissioni come un elemento primario.
Facciamo un passo indietro e ricordiamo i passaggi fondamentali?
Nell’ottobre 2014 i capi di stato o di governo dell’UE hanno stabilito un obiettivo vincolante che prevede la riduzione delle emissioni nazionali in tutti i settori dell’economia di almeno il 40 per cento entro il 2030 rispetto al 1990.
Gli Stati Uniti si sono impegnati a ridurre del 26 per cento le emissioni al 2025 rispetto ai livelli del 2005. E anche a raddoppiare la loro produttività energetica entro il 2030.

La Cina, ormai il più grande emettitore mondiale, ha presentato un piano di azione per raggiungere un picco di emissioni al 2030.
Così la decarbonizzazione dell’economia da problema teorico relegato agli esperti, diviene una questione attuale di politica industriale. “Sta avvenendo un vero e proprio spostamento –aggiungono – nella catena del valore”. Un esempio? La telefonia. Quaranta anni fa il valore stava nel traffico e nessuno considerava il telefono, che era peraltro ceduto in comodato gratuito. Oggi il traffico – grazie alla competizione sempre più spinta, a sistemi di tariffazione sofisticati – vale sempre meno e ciò che ha acquistato valore è il telefono inteso non più come oggetto, ma come terminale portatore di multi funzionalità.

Ma il caso ancor più interessante riguarda le stampanti 3D, che promettono una rivoluzione ancora maggiore. Persino la pasta alimentare potrà essere prodotta (“stampata”) direttamente a casa con una stampante 3D disponendo dei materiali e del software necessario per guidare la stampante. “Il valore aggiunto – concludono – si sposta dai materiali al software dematerializzando un prodotto di uso quotidiano come la pasta. In questo modo, si risparmia sugli imballaggi, sui trasporti e così via: ecco la decarbonizzazione 4.0.

(a cura di Asco)

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