Gli interlocutori della nostra indagine annuale sono Regioni e Governo, istituzioni a cui intendiamo offrire qualche spunto per le politiche economiche del nostro Paese.

Il dato che emerge in maniera molto interessante è quello sulla incidenza del costo del lavoro sul valore aggiunto, che è misura della competitività delle aziende.

COMPETITIVITA’

Quanto incide il costo del lavoro sul valore aggiunto? Prima della crisi nel 2008, nel Mezzogiorno l’incidenza era del 77% rispetto al resto dell’Italia, collocata al 72%. C’erano 5 punti di differenza nell’indice di competitività tra le aziende medie del Centro nord e le omologhe del Mezzogiorno.

Nel corso della crisi, tra il 2008 al 2015, la situazione oggi vede il Mezzogiorno con un’incidenza oggi del 69%, che è esattamente uguale all’incidenza dell’Italia anzi 69.3. Il che vuol dire che le imprese meridionali oggi hanno una misura della competitività che è sostanzialmente identica a quella del Centro- Nord.

Questa è il dato più impressionante. Contrariamente a quello che normalmente si dice, nonostante nel Mezzogiorno ci siano condizioni di contorno – dalle infrastrutture alla logistica – insufficienti, tale realtà non comporta una condizione di minore competitività.

I DATI

E c’è da dire che i nostri dati derivano da un lavoro di censimento. Noi raccogliamo i dati di bilancio, non si tratta di stime o di campioni. Parliamo invece di tutte le medie imprese, che vanno da 55 dipendenti in su, del Sud a confronto con quelle del resto d’Italia. Questo è lo studio che facciamo ogni anno insieme con Mediobanca. Ripeto, nel Mezzogiorno – questo è il messaggio più significativo – le condizioni competitive del Mezzogiorno oggi non sono diverse da quelle del Nord. E’ quanto ci viene detto dal rapporto tra le due componenti di questa incidenza riguardante la competitività, sono da un lato il fatturato per dipendente, dall’altro lato il costo per dipendente.

 

COMPENSAZIONE

Effettivamente nel Sud c’è un fatturato meno elevato del fatturato delle imprese del Nord, ma questa differenza oggi è completamente compensata dal minore costo del lavoro per dipendente del Meridione. Il Mezzogiorno ha una produttività per dipendente ancora lievemente inferiore al Nord, che però è, come dicevamo, integralmente compensata dalla differenza del costo del lavoro per dipendente delle imprese meridionali.

PUNTI ROSSI

Questo è l’aspetto incoraggiante. L’aspetto che scoraggia viene invece da una mappa, che presentiamo ad ogni edizione del Rapporto, dove le medie imprese sono rappresentate da punti rossi. All’occhio appare subito evidente che tali punti coprono intensamente l’Italia del Nord. Invece, quando si arriva nelle zone del Mezzogiorno, i punti rossi, ad eccezione della Campania, della Puglia ed in parte dell’Abruzzo che ha registrato una grande crisi con le difficoltà dell’automotive in questi anni, il numero delle imprese medie, diventa rarefatto. Insomma il panorama industriale del Mezzogiorno è sempre più desertico. Nel 2008 le medie imprese industriali meridionali erano trecentosessantuno, oggi sono diventate duecentosessantacinque. In altre parole, se n’è perso un terzo per effetto della crisi.

RESILIENZA

L’Italia ha distrutto un patrimonio industriale ma chi è sopravvissuto, chi ha avuto la forza di sopravvivere in questi anni, ha raggiunto oggi una condizione di competitività largamente analoga a quella del Nord.

Da queste due informazioni, una positiva e l’altra molto preoccupante, derivano precisi lineamenti di politica economica. Occorre cioè che il nuovo Governo ne tenga conto.

 

INDICAZIONI

Quali sono le indicazioni di politica economica che emergono? La più importante a mio avviso è che il Governo e le Regioni devono dedicare al capitolo delle imprese medie un’attenzione particolare, bisogna che questo diventi oggetto di politica, difendere, aiutare e far crescere le imprese medie. Che cosa si può fare per questo? Siccome gli imprenditori non nascono facilmente, bisognerebbe convincere un po’ della imprenditoria che del Nord ad aprire delle succursali delle nuove imprese nel Mezzogiorno. Quindi bisogna ad esempio gemellare l’Unione Industriali di Vicenza e con l’Unione Industriali di Napoli per così dire. O la Regione Veneto con la Regione Campania. Naturalmente per farlo, e parlo da meridionale, sono vissuto e conosco la realtà per convincere un imprenditore di quelle realtà a venire in zone come queste bisogna garantire molte cose: l’accesso alle infrastrutture della comunicazione, i sistemi moderni di informatizzazione, un sistema bancario ed un rapporto col sistema universitario e, soprattutto le non interferenze sia dell’illegalità ed anche per certi aspetti della politica e della burocrazia.

ZES

Cioè bisognerebbe immaginare e qui l’Assessore Lepore può dirci qualche cosa se intorno all’idea che considero giusta che è stata sviluppata dal sottosegretario, dal Ministro De Vincenti, delle Zone economiche speciali. N zone economiche speciali non tante, ma una o al massimo due per ogni grande regione ed una per le regioni meridionali più piccole. E intorno a questa idea, costruire un insieme di interventi, e quindi un ambiente che possa diventare un ambiente ricettivo per la media impresa.

DOPO IL 4 DI MARZO

E a tal proposito voglio dire che il Presidente della Repubblica si è comportato in maniera assolutamente esemplare dal punto di vista dei rapporti con le forze politiche emerse dalle elezioni, perché ha dato alle forze politiche aventi il miglior risultato, la Lega ed i cinque Stelle, tutte le occasioni per esprimere una coalizione. In ogni caso l’auspicio è di poter contare su un Governo che affronti la scadenza della seconda metà dell’anno e che non disperda, con misure rese inevitabili dalle regole europee, quel poco di impresa che ha mostrato resilienza e che è migliore tra l’altro di quella di altri Paesi.

Il Paese è uscito spaccato dal voto del 4 marzo. Mi ha preoccupato molto il fatto che il Nord abbia un colore ed il Sud abbia un colore opposto, diverso. Fa molta impressione perché questo crea difficoltà di dialogo e.

Uno dei compiti di Governo è riuscire a far parlare diverse zone del Paese. Scontando il fatto che il tema della rappresentanza politica del Mezzogiorno è critico da molti anni. Nel corso dell’ultimo decennio i Presidenti del Consiglio sono tutti stati del Nord: Berlusconi, Prodi, Letta, Renzi, Gentiloni… E la stessa cosa vale per i Ministri del Tesoro. Il Mezzogiorno non ha espresso più nulla da venti anni a parte il ministro degli Esteri, che tuttavia ha limitata incidenza sulle sorti economiche del nostro Paese. Il problema della classe dirigente del Mezzogiorno è sullo sfondo, e resta un problema molto molto serio.

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