Dalla relazione La Malfa, che come al solito è molto precisa, puntuale ed anche preziosa, emergono due indicazioni.

Da una parte abbiamo che le imprese meridionali hanno incrementato la loro competitività portandosi ai livelli della media italiana o generalmente di quella europea. Dall’altra vediamo che le imprese medie (e in assoluto tutte le imprese) che stanno diminuendo nel Mezzogiorno molto più di quanto non siano diminuite per effetto della crisi.

ECCELLENZE ISOLATE

Sul primo punto: è un po’ un dato che si conferma, perché le medie imprese eccellenti sono quelle che oggi operano in un mercato globalizzato (e non potrebbe essere diversamente). Al di là delle poche che si limitano ad una nicchia o a segmenti di mercato locale. In una economia globalizzata, l’opportunità di operare sui mercati ha dimensione internazionale, ma bisogna dire che anche la competizione è globale. Senza i requisiti della capacità concorrenziale, senza raggiungere un alto livello di competitività, le imprese non sopravvivono sui mercati del mondo.

Parliamo di queste aziende spesso, in diverse occasioni di dibattito, definendole imprese eccellenti o poli di eccellenza. Meno spesso appuntiamo l’attenzione sul tema della necessaria nascita di un tessuto connettivo che consenta uno sviluppo economico sano del nostro territorio.

Oggi ancora dobbiamo registrare che il pil pro capite del mezzogiorno è di 18.200 euro contro i 34.200 del Nord Italia: siamo al doppio. Il che significa che non abbiamo fatto assolutamente passi avanti. C’ anzi da aggiungere che alla radice del risultato dell’ultima tornata elettorale c’è proprio il fatto che gli abitanti del Mezzogiorno hanno ritenuto – evidentemente non siamo riusciti a trasmettere un messaggio diverso – che la soluzione per un loro miglioramento dello standard di vita potesse arrivare attraverso un sussidio piuttosto che da uno sviluppo dell’economia. Il mondo della borghesia e dell’impresa, il mondo della politica, non sono riusciti a far capire quali fossero gli sforzi da fare, ossia migliorare la condizione economica mediante lo sviluppo di un’economia sana.

INDUSTRIA 4.0

Vorrei aggiungere che per me industria 4.0 significa innovazione e digitalizzazione dell’impresa, ma è fondamentalmente una visione diversa dell’impresa, che deve essere sempre più un sistema.

Oggi quelle che competono a livello globale non sono più le singole aziende ma i sistemi di impresa, di cui fanno parte anche i sistemi anche territoriali. Ma sono preoccupato, perché questo tipo di indirizzo non sta prevalendo, senza il quale non solo non si raggiunge un adeguato sviluppo ma si rischia di minare anche le possibilità delle imprese oggi esistenti e competitive.

C’è interesse per gli investimenti nei nostri territori, ma a parte gli strumenti di finanziamento di Industria 4.0, ciò che conta è l’attrattività del territorio, dove andranno a lavorare, con quali condizioni a contorno in termini di sicurezza, burocrazia, dotazione di infrastrutture, che nel Mezzogiorno non sono assolutamente in linea con la media industria che punta alla innovazione 4.0.

Le infrastrutture tecnologiche del Mezzogiorno restano fortemente carenti rispetto alla media del Paese, mi riferisco energia e telecomunicazioni. Quindi è sul resto del territorio che noi dobbiamo fortemente lavorare. Le Zes sono un passo importantissimo, così come determinante è l idea di digitalizzare la pubblica amministrazione.

E per terminare vorrei lanciare qui una proposta, in forma di provocazione: perché non immaginiamo una sorta di patto compensativo tra istituzioni e imprese? Come ? Mediante un assessment di quello che è il divide del Mezzogiorno in vari ambiti. Un compito da affidare ad una società terza internazionale: un patto tra imprenditori ed Istituzioni. MI spiego. Le istituzioni si impegnano in un arco tempo ragionevole di anni a ricolmare questo divide tecnologico, organizzativo, ambientale, di sicurezza ecc, mentre gli imprenditori si impegnano a venire ad investire con investimenti certi, con risultati di volumi certi, con un’occupazione certa, chi dei due manca l’impegno paga i danni all’altro. Sarebbe una cosa un po’ diversa .

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