Mentre qui discutiamo del rapporto di MedioBanca, Confindustria sta presentando a Bologna un rapporto sulle PMI del Centro- Nord. Dalle prime indicazioni emerge uno scenario molto simile al nostro, fatto di una crescita lenta ma abbastanza graduale, nel quale aumentano gli investimenti. Però quando si analizza nel dettaglio, emerge un dato: la spinta fornita dal Centro-Nord su innovazione e ricerca è nettamente più forte di quella, con grande fatica, si registra al Sud. Emerge infatti che la maggior degli investimenti destinati all’industria 4.0, ossia allo sviluppo di una rete industriale votata alla digitalizzazione, le imprese centro-settentrionali acquisiranno la maggior parte di investimenti e finanziamenti. Con il risultato che il Sud resta ancora di più scollegato da una prospettiva di sviluppo concreto e duraturo del Paese.

IL DIVARIO

Questo stesso divario mi pare che emerga in maniera piuttosto chiara dal rapporto. Savona e La Malfa non ne hanno accennato direttamente, ma si intuisce che nella crescita di un sistema fatto di medie imprese la percentuale di PMI che restano fuori, che rifiutano anche per la loro ridotta dimensione la prospettiva 4.0, è pericolosamente grande: mentre Centro e Nord corrono, la sensazione è che l’impresa meridionale arretri, nonostante gli sviluppi positivi avvenuti in Campania ed in Puglia.

A me pare che questa sia la questione più importante, anche perché segnala che esiste una specie di rifiuto – quasi culturale – ad accettare la sfida della digitalizzazione.

DESERTIFICAZIONE

Faccio poi riferimento ad un dato, già evidenziato dalla Svimez qualche tempo fa, quindi più di recente rimarcato dall’Istat. Nel giro di pochi decenni, e cioè tra 2040 e 2065, avremo un Mezzogiorno ancora più desertificato, perché privo di altri 4 milioni di abitanti. Avremo così un’area che non conta più nulla, nella quale anche il peso della rappresentatività politica rischia di divenire ininfluente. Vedo onestamente uno scenario che, se non è indirizzato verso logiche differenti, rischia di vedere allargata ancora di più la forbice.

INFRASTRUTTURE

Se istituiamo la Zes a Gioia Tauro – e nel contempo non abbiamo ancora raddoppio o il potenziamento delle linee ferroviarie Salerno– Reggio Calabria – dubito che il grande investimento fatto nella piana calabrese avrà un ritorno all’altezza delle potenzialità dello spazio mediterraneo. E forse anche la Zes di Napoli e Salerno è troppo ampia, un sistema che rischia di essere un po’ ingovernabile, anche perché conosciamo le spinte campanilistiche che talora prevalgono sugli interessi dei territorio

UNA CERTEZZA

Le medie industria internazionalizzate sono quindi una certezza. Ma il tema sul quale questo rapporto ci induce a riflettere è, a mio parere, di non dimenticare che c’è una miriade di piccole imprese che non riescono ad agganciare il treno della ripresa e che non riescono nemmeno a creare delle filiere.

Negli ultimi dieci anni la città di Napoli ha raggiunto la cifra di oltre centomila disoccupati. E parliamo della sola città di Napoli. Se esiste un oggettivo disagio sociale, che si esprime in toni diversi, e non abbiamo ancora agganciato definitivamente la ripresa, le preoccupazioni si moltiplicano. Ricordo che il direttore Barbano, allorché venne cinque anni fa a rilevare la direzione del Mattino, tra le prime cose convocò per un dibattito alcuni interlocutori di livello, e proprio sul tema Mezzogiorno. Credo che si dovrebbero realizzare altre occasioni di dibattito su un tema su cui, concordo La Malfa, si faccia ancora molta fatica a discutere

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