Imperdibile per tutti coloro che hanno interesse per il dibattito sul nuovo meridionalismo. E’ in libreria da poche settimane, a firma dei curatori Giuseppe Coco e Amedeo Lepore, il volume collettaneo che raccoglie i contributi di ventitré economisti e studiosi sulla attualità della questione meridionale, l’esigenza di una nuova visione del Mezzogiorno a 150 anni dalla Unificazione, la persistenza di un divario territoriale interno tra i più marcati d’Europa e del mondo, visto che un analogo problema è stato risolto dopo la caduta del Muro di Berlino nel 1989. E ancora: l’emergere di un Sud “resiliente” grazie alla nuova imprenditorialità che si fa strada nel Meridione tra vivacità delle start up e capacità delle medie imprese di accettare e vincere le sfide della competizione internazionale, dopo la parabola discendente della grande industria pubblica. Infine, il nuovo protagonismo possibile al Sud, tra quarta rivoluzione industriale targata 4.0 e dimensione mediterranea dei mercati emergenti di Africa e Medio Oriente.

IL FOCUS

Dal 2008 al 2014 il Mezzogiorno ha subito le conseguenze di una recessione senza precedenti nella recente storia d’Italia, che ha evidenziato i limiti differenziali della sua struttura economica e delle politiche attuate in passato.

Il volume racconta l’evoluzione del divario Nord-Sud, in particolare nell’unico periodo di convergenza durante il ‘miracolo economico’ e negli ultimi decenni, per analizzare le cause della situazione odierna e trarne alcuni insegnamenti fondamentali per le strategie del futuro. Negli ultimi anni il Mezzogiorno ha ripreso a crescere, anche più del resto del Paese, e segnali di ottimismo emergono dal suo tessuto produttivo. La nuova visione delle politiche per il Mezzogiorno è basata su una piena assunzione di responsabilità da parte dello Stato sulla questione meridionale e su un’impostazione pragmatica, imperniata sui fattori di sviluppo, impresa e lavoro. L’approccio innovativo, descritto in dettaglio nel volume, ha prodotto frutti importanti. È dunque necessario mantenere una rotta costante e imprimere una spinta sempre più forte, nella prossima esperienza di governo, per rimuovere definitivamente i fattori di svantaggio e costruire una prospettiva duratura di sviluppo e occupazione produttiva nel Mezzogiorno.

 

DALLA PREFAZIONE di Claudio De Vincenti

Mezzogiorno 1861-2011: il prodotto interno lordo pro capite aumenta di olte18 volte, le linee ferroviarie passano da 184 km a 5731, la rete viaria di rilevanza nazionale e provinciale da 6977 km (al 1863) a 74272 km (anno 2000), vengono realizzati i sistemi idrici di captazione, addizione, distribuzione e acque reflue pressoché inesistenti all’origine., il tasso di l’alfabetizzazione sale dal 12,9 al 97 per cento (censimento Istat 2001).

Bastano questi pochi fatto per evidenziare come in 150 anni di storia il Mezzogiorno si sia trasformato, insieme con l’Italia tutta, da area in grave ritardo di sviluppo e segnata da povertà ed emigrazione di massa in area appartenente a pieno titolo a un’Europa che costituisce una delle realtà economicamente e socialmente più avanzate del mondo.

Eppure dobbiamo essere anche consapevoli che permane ancora un divario economico e sociale molto ampio rispetto al centro-nord del nostro Paese: nel 2016 il Pil pro capite è ancora poco più del 56 per cento di quello del Centro Nord e la percentuale di individui a rischio di povertà relativa si attesta al 33,8 per cento contro il 13,8 del Centro Nord.

Si tratta di un divario che, pur con le dovute differenze regionali, segna complessivamente le otto regioni – Abruzzo, Molise Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna – che siamo soliti racchiudere nel termine Mezzogiorno d’Italia.

In sintesi il Mezzogiorno ha partecipato in questo secolo e mezzi di storia unitaria al generale processo di sviluppo economico e sociale di cui il nostro Paese e stato protagonista – e questo configura l’Italia meridionale come una delle aree più avanzate del Mediterraneo con standard di vita da Paese moderno – ma al tempo stesso la sua posizione relativa rispetto al Centro-Nord permane di forte svantaggio.

In altri termini esiste ancora una questione meridionale che interroga tutto il nostro Paese: è un dualismo che limita la capacità di crescita dell’insieme dell’economia italiana e che costituisce un vulnus al principio di comune cittadinanza italiana che deve essere alla base della nostra vita democratica. Perciò, avviare processi di crescita economica e sociale che portino al superamento definitivo della questione meridionale è interesse di tutto il Paese: come ci ha insegnato Keynes, non si cresce gli uni contro gli altri, si cresce tutti assieme…

 

LE NOTIZIE EDITORIALI

Giuseppe Coco e Amedeo Lepore (a cura di)

“Il risveglio del Mezzogiorno – Nuove politiche per lo sviluppo”

Editori Laterza, 204 pagine, 15,30 euro

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