Campania e Puglia rappresentano più del 10% del territorio italiano, più del 10% del Pil nazionale, più del 10% degli occupati in Italia. La Campania è più popolata e la Puglia invece più estesa. Ma a parte questi due aspetti, esistono molte affinità elettive nei rispettivi tessuti produttivi e sistemi d’impresa. E’ questo l’assunto prioritario di una ricerca SRM e Fondazione Matching Energies presentata da Massimo Deandreis nel corso di una manifestazione promossa dal Corriere del Mezzogiorno nello scorso dicembre. Accorpando la ricchezza delle due regioni – disse il direttore generale di SRM, centro studi del Gruppo Intesa Sanpaolo – si crea una consistenza economica paragonabile a Paesi membri UE quali Portogallo o Repubblica Ceca o Romania”.

SIMILITUDINI
Simile il reddito procapite, simile il valore aggiunto per occupato, simile la propensione ad esportare e la dimensione media delle imprese. Le due regioni condividono le stesse caratteristiche sociali e produttive. Campania e Puglia sono regioni sorelle anche dal punto di vista della specializzazione produttiva: alimentare, abbigliamento moda, automotive, aerospazio e farmaceutico sono le aree produttive che si distinguono per vivacità e risultati. Lo dimostrano le percentuali di questi comparti rispetto all’intero settore manifatturiero, che sono significativi sia in termini di valore aggiunto (48% Campania, 45% Puglia), che di export (60,8 / 56,6%), di numero di addetti (46,5 / 45,5%). Per non parlare del turismo, che registra un trend positivo di presenze che, nel 2016, è stato superiore al dato nazionale: più 5,4% per la Campania, più 6,7% per la Puglia. L’analisi dell’apparato produttivo di Srm conferma quindi la presenza di una base economica rilevante, che necessità però di una spinta che può venire dal passaggio dalla concreta istituzione delle Zone economiche speciali e dal nuovo spirito imprenditoriale giovanile (il 20% rispetto al dato nazionale) e di presenza di start up (11% rispetto all’Italia) che si manifestano nelle due regioni. A cui si aggiunge un ricco sistema di ricerca e innovazione: tra i Digital Innovation Hub e i centri di competenza individuati dal governo uscente, spiccano il Politecnico di Bari e la Federico II di Napoli.

 

MASSA CRITICA
I dati della ricerca Srm stanno a significare che il problema Mezzogiorno può essere avviato a soluzione se si individuano le sinergie utili a creare una massa critica idonea a dare slancio alla crescita dell’intero sistema Paese. Se c’è un problema Mezzogiorno, infatti, dobbiamo essere consapevoli che il Sud rappresenta purtuttavia la leva necessaria affinché l’Italia possa raggiungere seri obiettivi di espansione del suo Pil e della sua reputazione a livello europeo. Sono queste, in estrema sintesi, le posizioni espresse nel dibattito. Bisogna “reinventare” un terzo del Paese a partire dai suoi segnali di ripresa più espliciti, soprattutto in termini di imprese e settori innovativi, Il Sud può decollare definitivamente, perché è un serbatoio di cervelli, può fare della conoscenza la sua vera risorsa, cavalcando scienza e tecnologia come volani di crescita, progresso e benessere. Le realtà territoriali hanno il compito di lavorare insieme per costruire poli e filiere d’eccellenza nazionale e internazionale. Fondamentale è la voglia di collaborare tra regioni e realtà dinamiche. Le istituzioni, non possono essere un freno. Non devono, quindi, essere animate da spirito divisivo, ma capaci di fare sistema lavorando in sinergia.

Condividi su