Quali effetti avrà il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza sull’economia meridionale? Se lo chiede Massimo Deandreis, direttore generale di SRM – Centro Studi e Ricerche sul Mezzogiorno di Intesa Sanpaolo. “Con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) – scrive nella sua analisi – l’Italia sta decidendo la programmazione di risorse ingenti. Il Mezzogiorno si conferma centrale per lo sviluppo del Paese, i dati sono chiari: se il Sud avesse avuto un tasso di crescita medio annuo di almeno 2 punti superiore negli ultimi 20 anni, il PIL italiano sarebbe stato allineato a quello degli altri Paesi europei. In altri termini: una ripresa strutturale, sostenibile e durevole dell’economia italiana può avvenire solo se il Mezzogiorno cresce di più”. Secondo Deandreis “per centrare l’obiettivo occorre però una comprensione articolata del territorio. Per questo SRM (Centro Studi del Gruppo Intesa Sanpaolo che da anni analizza nel dettaglio l’economia del Sud Italia) ha partecipato in audizione alla due giorni “Sud progetti per ripartire” organizzata dal Ministro Carfagna e dal Governo suggerendo alcune priorità.
Il primo punto è che il Sud non è un deserto industriale. Si sente spesso una narrativa che nella sintesi estrema afferma che l’industria è al Nord mentre il Sud è votato ad altri settori. Questa rappresentazione non è corretta. Con oltre 95.000 imprese manifatturiere, se il Mezzogiorno fosse uno Stato dell’UE sarebbe all’8° posto tra i Paesi con maggiore presenza industriale mentre si collocherebbe al 13° posto per valore complessivo del Pil, subito dopo l’Austria”.

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