Investimenti pubblici per rilanciare crescita e occupazione e dare così al Sud la possibilità di trainare la ripresa economica del Paese. E’ il pensiero dell’economista Massimo Lo Cicero, affidato alle colonne del Mattino nell’edizione del 17 gennaio. “Partiamo da una recessione del 2018 e 2019 che al Sud è anche stagnante di fronte al 2020. Sulla dinamica interna al Mezzogiorno – scrive Lo Cicero, che è anche componente il Comitato Scientifico della Fondazione MEF – influisce pesantemente l’interruzione della crescita per l’occupazione e la persistente molto debolezza dell’intervento pubblico, purtroppo. D’altra parte nella tenue ripresa del 2017, che si è aggregata al 2018 ed al 2019, il Sud è cresciuto con la stessa debole intensità del centro – nord. L’indebolimento dei consumi determina il rallentamento dell’economia meridionale. Gli investimenti privati al Sud si fermano in relazione agli investimenti pubblici, al welfare degradato, il carattere negativo della spesa nella pubblica amministrazione. D’altra parte sono solo gli investimenti privati, e pubblici, che crescono al Nord. Mentre le disparità sociali tra Nord e Sud si divaricano: essendo valori aggiunti per lavoratori che si accorpano nel centro nord;  mentre nelle famiglie cresce nel Sud un allargamento della povertà relativa”. A proposito del rapporto tra le macroaree del Paese, in riferimento al PIL, il professore dice che “sembra davvero necessario un rialzo nel futuro del 2020, che potrebbe alzare anche uno 0,8, forse, e riportare l’Italia e agganciarsi all’Europa. Gentiloni, che aveva guidato un anno di Governo, ora è un Commissario che cerca l’utilizzazione di questo possibile collegamento tra Europa ed Italia; dunque esiste una probabilità che Sud e centro Nord dell’Italia possano aggregarsi tra loro, e continuare ad unificare l’Europa, anche per governare l’incertezza dei processi mondiali ora e, di conseguenza, rallentare gli incroci incerti ma creare progetti e problemi aprendo le possibilità di allargare crescita e sviluppi futuri, riorganizzando le infrastrutture italiane ed europee dei collegamenti necessari nella geopolitica europea”.
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