Conversione dei debiti in capitale di rischio per le aziende medio grandi, trasformazione dei prestiti in aiuti a fondo perduto per le attività di piccole dimensioni. E’ la proposta che Innocenzo Cipolletta e Stefano Micossi, rispettivamente presidente e direttore generale di Assonime, affidano alle colonne del Sole 24 Ore in un intervento a quattro mani pubblicato nell’edizione del 21 aprile. L’operazione di conversione dei debiti in capitale di rischio è contenuta anche in un documento che Assonime ha inviato al Governo. E che prevede la creazione di un Fondo a cui affidare il potere di acquisire strumenti partecipativi nelle aziende e effettuare interventi di debt equity swap sui capitali. “Il Fondo – scrivono Cipolletta e Micossi – potrebbe essere sottoscritto da istituzioni pubbliche come CdP, fondazioni bancarie, fondi pensione e altri soggetti”. Dovrebbe avere una consistenza di 20 miliari di euro almeno ed avere come scopo quello di “ristabilire un’adeguata patrimonializzazione delle imprese italiane non finanziarie”. L’adesione al Fondo dovrebbe avvenire per scelta dell’imprenditore e avvenire in manier agile, con la sola valutazione di bilanci e redditività. “Accanto a questo – secondo i vertici di Assonime – è necessario aiutare aziende escluse dall’accesso al Fondo attraverso la conversione dei loro prestiti in contributi a fondo perduto”. Il meccanismo di ripatrimonializzazione consentirebbe, in definitiva, “di accelerare strrutturalmente il tasso di crescita della nostra ecomomia – chiariscono Cipolletta e Micossi – che spesso langue per gli scarsi investimenti privati frenati proprio dalla bassa patrimonializzazione delle imprese”.

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