Il dopo pandemia condurrà a un processo di deglobalizzazione dei mercati? E’ la domanda che si pone l’economista e docente universitario Amedeo Lepore nell’editoriale pubblicato il 1° maggio sulle colonne del Mattino. La risposta al quesito è piuttosto netta: la società attuale continuerà ad essere marcatamente global, anche se in forme differenti. Del resto, secondo Lepore, “è grazie all’interconnessione tra i centri di ricerca mondiali e all’imponente capacità di progresso fornita dalle nuove tecnologie se è possibile combattere risolutamente il virus. E’ in virtù di scelte assunte a livello sovranazionale che si può far fronte all’enorme portata degli effetti della pandemia, con una risposta coordinata e massiccia come in tempo di guerra”. Non solo. “E’ in relazione ai processi di digitalizzazione, automazione e innovazione robotica che è possibile far proseguire l’attività delle parti più avanzate del sistema produttivo e della società, impiegando competenze, capacità espressive e creatività umana nella gestione e nel controllo di reti, piattaforme e macchine”. L’analisi di Lepore giunge fino a prevede un nuovo assetto della globalizzazione. “Si sta alimentando un tipo di globalizzazione volto a promuovere un nuovo paradigma, in grado di realizzare un’inedita convergenza tra gli interessi privati e pubblici, tra gli individui e i gruppi sociali, tra le imprese, il mercato e lo Stato”. L’economista napoletano è molto chiaro sul futuro. “Non di un declino della globalizzazione si avverte la necessità, ma di sforzi di collaborazione, integrazione e governo globale dell’economia, unica vera opportunità per un nuovo rinascimento”.

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