L’intervento di commiato del neo ministro per la Transizione Ecologica, Roberto Cingolani (in foto), sul canale Green&Blue dove tiene una rubrica da tempo, segna in qualche modo la linea che verrà seguita alla guida del dicastero. “Alcuni progressi sulla strada della decarbonizzazione sono stati fatti nell’ambito dell’energia elettrica: il 36% dell’elettricità mondiale viene prodotta da fonti di energia a basse emissioni di carbonio, come l’eolico, il solare e soprattutto l’idroelettrico e il nucleare, questi ultimi responsabili del 15% e del 10% della produzione elettrica globale. L’elettricità, tuttavia, non rappresenta che una frazione del fabbisogno, che continua a essere in gran parte soddisfatto dai combustibili fossili, soprattutto nel settore dei trasporti e del riscaldamento. Le fonti energetiche a basse emissioni di carbonio rappresentano più di un terzo dell’elettricità globale, ma meno della metà di quella cifra in termini di energia complessiva. (…) La finestra di opportunità per intervenire si sta riducendo: per riavvolgere il nastro è necessario cominciare una transizione verso fonti rinnovabili. Più aspetteremo, maggiore sarà il colpo di frusta della frenata”. Su World Energy, invece, l’ex manager di Leonardo Company si era espresso in questi termini sul gas. “In questo momento il gas è uno dei mali minori: nel medio e lungo termine la risorsa più sostenibile. Ma crea problemi per le infrastrutture e anche le tecnologie di trivellazione sono oggetto di molte discussioni. Se vogliamo continuare a crescere in un certo modo dobbiamo trovare soluzioni tecnologiche, ma anche sociali che ci consentano di avere più forme di energia integrate”. La strada è tracciata.

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